“Raccontami di un giorno perfetto”: recensione del libro di Jennifer Niven

De Agostini pubblica uno young adult delicato e potente, che tocca tematiche davvero importanti

Qualcuno potrebbe pensare che scrivere un romanzo di genere young adult, nel 2015, sia una scelta sicura, scontata. Il pubblico giovane, e non solo quello, ha dimostrato di apprezzare questo tipo di storie, decretando il successo di libri come “Colpa delle stelle” di John Green o “Uno splendido disastro” di Jamie McGuire.

Proprio mettendo a confronto questi due titoli si può capire che, sotto un’etichetta unitaria come quella dello YA, si possano trovare vicende estremamente differenti l’una dall’altra. Si parla quasi sempre d’amore, ma la chiave con cui declinare questo sentimento universale segna il destino di un romanzo.

Per semplificare, ci sono gli autori come la McGuire che scelgono di concentrarsi su protagonisti complicati, sopra le righe, ma tutto sommato normali e quelli come Green, che preferiscono puntare tutto sulla tragedia. Avventura o dramma. Adrenalina o lacrime. E poi c’è Jennifer Niven.

Quando mi sono avvicinata a Raccontami di un giorno perfetto, edito da De Agostini, ero prima di tutto curiosa di capire come la scrittrice statunitense avrebbe scelto di gestire la materia: avrebbe preso la via della brava ragazza/cattivo ragazzo, storia complicata che poi in qualche modo si risolve, oppure quella dei protagonisti anime gemelle a cui però il destino mette irrimediabilmente i bastoni tra le ruote?

Quello che più mi ha toccato di questo libro è che la Niven ha saputo creare una formula che unisce i due mondi ma è, per molti versi, soltanto sua. Chi ha detto che quando un filone narrativo ha successo bisogni riproporlo all’infinito, con poche variazioni mirate, per continuare ad attirare i lettori che hanno già mostrato di gradirlo?

La storia di Finch e Violet è bella perché è particolare, delicata come può esserlo una carezza, ma allo stesso tempo violenta come un pugno allo stomaco. Non mi capita spesso di commuovermi quando leggo un romanzo. Il fatto che le vicende di questi due giovani protagonisti siano riusciti a farmi venire gli occhi lucidi, un nodo alla gola, e soprattutto a farmi riflettere anche dopo aver chiuso il libro… penso sia il massimo segno di apprezzamento che potrei mai dare.

Una storia particolare, dicevo. Prima di tutto perché affronta alcuni temi estremamente difficili da trattare per scritto – i disturbi della personalità, le tendenze suicide, la morte delle persone care – con una delicatezza unica. Certe cose accadono, nemmeno troppo distanti da noi. Per cercare di prevenirle il modo migliore è insegnare agli adolescenti che parlare è un primo passo. I mostri fanno molta più paura – e più male – quando ci si tengono dentro, la storia di Violet e Finch sembra voler dire prima di tutto questo.

Ho apprezzato molto i personaggi della storia, sia lui che lei, per una volta. Perché la Niven è stata capace di dare loro una voce vera, di farli parlare direttamente al cuore di chi legge. Così, fin dalle prime pagine, in questo alternarsi di punti di vista che ci porta spediti attraverso l’ultimo anno di scuola di due 17enni, percepiamo chiaramente il dolore di Violet per la morte della sorella, ma soprattutto la sua paura di guardare al futuro. Come si può ricominciare, quando la persona con cui condividevi sogni e progetti non c’è più e tu sei rimasta? Come si può convivere con il senso di colpa, per esserti salvata quando lei non ce l’ha fatta? Sono interrogativi pesanti come macigni, sulle spalle di una ragazza.

Ma mano a mano che la storia va avanti il lettore percepisce, prima di leggerla in modo chiaro, la trasformazione che, grazie a Finch, sta vivendo Violet. Dopo l’incidente ha vissuto per mesi come in sospeso, senza provare nulla, senza impegnarsi in nulla. Il magazine online è rimasto lì, muto e senza aggiornamenti. Il suo sogno di studiare scrittura creativa pure. Ma la vita, crudele a dirsi per certi versi, va avanti comunque. È questo che alla fine anche lei arriverà a capire. Il passato non si può cambiare, ma per chi resta è impossibile smettere di respirare. Per questo bisogna proseguire.

Per certi versi parallelo e opposto è il percorso di Finch. Quando facciamo la sua conoscenza pensiamo sia un ragazzo difficile, che con le regole vuole avere poco a che fare. Uno che si assenta da scuola, ha una famiglia complicata, fa quello che vuole. Mano a mano che le pagine scorrono scopriamo però tutti i suoi demoni, i suoi fantasmi, i suoi punti oscuri. Vediamo la grande fragilità che si cela dietro la maschera di ragazzo ribelle e forte. E guardarlo poi cadere per non riemergere più, alla fine, ci fa tremendamente male. Anche se, non so spiegare bene il motivo, fin dall’inizio avevo come la sensazione che per lui le cose non sarebbero finite bene in senso canonico.

Nonostante il finale straziante, che potrebbe far pensare alla morte di ogni speranza, la vera magia di questo libro è che riesce comunque a chiudersi con un barlume di positività. La vita è complessa e insondabile, e nessuno ne esce vivo – purtroppo è un dato di fatto. Ma ci sono momenti, giornate, persone che rendono un’intera esistenza degna di essere vissuta. Basta solo tenere gli occhi bene aperti, per riuscire a coglierli.

 

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