“Lo stato dell’unione”: recensione del romanzo di Nick Hornby

Guanda pubblica un romanzo pungente e ironico, che parla d'amore ma anche della società di oggi

E se il matrimonio fosse come un computer? E se, dopo averlo aperto e smontato per capire come funziona, ti ritrovassi solo, davanti a una marea di piccoli pezzi? È una delle riflessioni che troviamo nel nuovo libro di Nick Hornby, Lo stato dell’unione. Scene da un matrimonio, edito da Guanda.

Tom, critico musicale disoccupato, e Louise, gerontologa, sono sposati da anni e credono di aver costruito un matrimonio solido, perfetto, finché un piccolo errore mette in crisi il loro rapporto. L’unica cosa da fare è cercare di tenere insieme i cocci, rivolgendosi a un terapista di coppia.

Prima di ogni seduta Tom e Louise si fermano al pub, per scegliere i punti da trattare col terapista. Ed è proprio in quei momenti che la coppia analizza punto per punto il loro rapporto, in uno scambio esilarante di botta e risposta. Ma il matrimonio si può davvero analizzare come fosse una macchina, smontare e poi ricostruire, funzionante?

Nella nostra società capita sempre più spesso che i matrimoni finiscano quasi senza clamore. Hornby decide invece di descrivere la lotta di una coppia per non scoppiare. Per farlo, ricorre a una trovata brillante: invece di descrivere la terapia di coppia, si concentra sulle discussioni con protagonisti soltanto Tom e Louise.

E al pub i due discutono davvero di tutto, dalle parole crociate fino alla Brexit, perché uno ha votato a favore e uno contro. Quella che emerge è una realistica ed esilarante descrizione della Gran Bretagna di oggi (e il titolo, “Lo stato dell’unione“, può anche far pensare a una situazione generale ed europea, se si legge tra le righe). E una brillante ed ironica descrizione dell’amore e dei sentimenti.

 

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