Rivoluzione dagli States: in futuro la biblioteca sarà digitale?

di Davide Martini

Anno 1770, il francese Sebastien Mercier pubblica il libro dal titolo “L’an 2440”. Si tratta di un racconto utopico, mosso principalmente dall’entusiasmo con cui lo scrittore illuminista partecipava ai progressi della scienza. In un passaggi si trova la descrizione della Biblioteca Nazionale di Parigi in un futuro molto, molto lontano: dopo un’attenta e severissima analisi dei volumi archiviati, i bibliotecari hanno preso la decisione di fare piazza pulita di gran parte del materiale cartaceo conservato, per avere la possibilità di muoversi più agevolmente all’interno dell’edificio.

Di certo Mercier non poteva prevedere che il progresso tecnologico avrebbe portato al computer, a internet o all’ebook. Tuttavia sembra che oggi quello che per lui era solo uno scenario impensabile sia stato trasformato in realtà dal futuristico progetto della Florida Polythechnic University, che ha recentemente stanziato fondi per la costruzione di una biblioteca completamente in digitale.

Sì, avete capito bene, stiamo parlando di un luogo di studi e ricerca che non contiene all’interno neppure un libro in formato cartaceo.

La struttura, della cui realizzazione si è occupato l’architetto spagnolo Santiago Calatrava, provoca un bel colpo d’occhio e in qualche modo la sua copertura richiama alla mente l’immagine di una ragnatela, da tempo consolidato stereotipo della conoscenza umana.

Secondo le fonti ufficiali, gli studenti del campus statunitense avranno la possibilità di raggiungere 135mila ebook con un semplice click del mouse e potranno decidere se consultare le risorse su tablet, pc o altri dispositivi elettronici.

Quando circolano questo genere di notizie si solleva in automatico una bufera di commenti tra chi si dice a favore e chi invece si schiera contro il libro digitale, ma raramente il dibattito si alimenta di considerazioni pregnanti e al contrario si assiste spesso a una vera e propria partigianeria.

Bisogna ammetterlo, quello della Florida University è innanzitutto un progetto ambizioso, anche se in molti potrebbero storcere il naso a sentir definire “biblioteca” un luogo dove di libri materiali non c’è neppure l’ombra. L’istituto mette però a disposizione uno spazio (o forse sarebbe meglio dire un contenitore?) dove le informazioni possono navigare a velocità supersonica e sono soprattutto caratterizzate da una forte intertestualità interna.

In qualche modo si tratta di un progetto analogo a quello proposto anni fa da Google Books (Google Libri, in italiano), che si prefiggeva l’obiettivo di creare una biblioteca digitale, contenente le diverse edizioni di tutte le opere stampate fino ad oggi. Google ha in parte fallito nel proprio programma di digitalizzazione e la sua “pan-biblioteca” non ha ancora trovato una sistemazione definitiva (e forse mai la troverà) a causa degli ostacoli imposti dal copyright e anche dalla difficoltà di digitalizzare alcune edizioni, in mano a gelosi privati o biblioteche riluttanti ad aprire i propri archivi all’azienda di Mountain View.

La Florida University ha invece deciso di concentrare le forze a disposizione su un obiettivo più limitato, un singolo settore del sapere, ed è riuscita a costruire un’accurata raccolta bibliografica, peraltro immediatamente funzionante e fruibile. È forse presto per dire se il risultato ottenuto sia o meno strabiliate, ma di sicuro gli studenti apprezzeranno la facilità e la qualità delle informazioni che l’archivio digitale potrà fornire.

Tutto questo, però, non significa che il libro cartaceo sia morto o destinato a scomparire in breve tempo, anzi. Dovremmo infatti abituarci di più a pensare che l’ebook e il libro tradizionale siano compartecipi della stessa funzione, ovvero quella di far circolare le informazioni, nonostante abbiano delle proprietà di utilizzo completamente diverse. Nel caso specifico, non significa che la Florida University smetterà di comprare libri e riviste cartacei – che troveranno sempre spazio nella “vecchia” biblioteca -, ma da oggi si arricchirà con una più vasta gamma di titoli, magari cercando di spendere in maniera più oculata le proprie risorse. Una volta individuata la finalità dei mezzi comunicativi, potrà infatti decidere se sia opportuno sostenere una spesa per il cartaceo oppure se sia conveniente disporre di una versione digitale.

In definitiva potremo sempre esclamare: «Il libro è morto, viva il libro»!





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