Serie tv | Netflix | Gilmore Girls Revival | Inverno

Una serie diretta da Daniel Palladino, Amy Sherman-Palladino. Con Lauren Graham, Alexis Bledel, Scott Patterson, Kelly Bishop, Keiko Agena, Matt Czuchry, Sean Gunn, Liza Weil. Comedy, drama. 120′. 2016

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Iniziamo col dire che io sono una fan di “Gilmore girls” di vecchia data, una di quelli che ha visto tutte le puntate almeno un paio di volte, che ha amato il sarcasmo pungente di Lorelai e ha riso per certe scene fino alle lacrime, che ha considerato Stars Hollow un po’ casa sua e ha provato un filo di tristezza per il fatto che si tratti di un luogo immaginario – raggiungibile nella vita reale come Narnia o l’Isola che non c’è, per intendersi.

Il finale di serie, andato in onda ormai 9 anni fa (correva l’anno 2007), mi ha lasciato come a molti l’amaro in bocca – troppo aperto e poco risolutivo per i miei gusti -, quindi quando è uscita la notizia di un possibile revival ho incrociato le dita che il progetto andasse in porto, quando poi è arrivata la conferma che sì, si sarebbe fato, ho fatto i salti di gioia.

Questo per contestualizzare lo stato d’animo – euforico, esaltato, da bambina la mattina di Natale – con cui mi sono messa davanti alla tv per vedere “Inverno”, primo dei 4 film tv da 90’ prodotti da Netflix.

Ecco, dall’alto della mia fanitudine posso dire senza correre il rischio di risultare blasfema che quello che ho visto non mi è piaciuto molto. Passata l’eccitazione per il ritorno, l’emozione di trovarsi di nuovo al fianco di Lorelai, Rory e tutti gli altri mi è stato impossibile non notare quanto l’episodio sia caricato, grottesco, quasi una parodia dell’originale. Gli sproloqui di Lorelai – ma parlava così tanto e così veloce anche nella serie?– non fanno ridere, alcune scelte narrative sono quanto meno discutibili, Luke è imbolsito tremendamente.

stars-hollow

Si ha la sensazione che sceneggiatori e produttori, nel tentativo di ricreare l’atmosfera del passato e dimostrare al pubblico che aspettare è valso la pena e nulla è cambiato, abbiano calcato troppo la mano, confezionando un prodotto per niente naturale e spontaneo. Una parodia.

Come interpretare la visita di Luke e Lorelai alla clinica della fertilità dove lavora Paris (la scena più grottesca di tutte, a mio avviso), il licenziamento seriale dei cuochi, l’incontro di Rory con il personaggio di cui dovrebbe scrivere la biografia? L’elemento reale e realistico è praticamente inesistente. Sembra tutto troppo costruito, scritto a tavolino – e nemmeno troppo bene. Per tutti – da Sookie a Zach – c’è uno sviluppo eccessivo e sopra le righe. Possibile?

Se le scelte narrative vanno nella direzione di colpire chi guarda, quello di cui si avverte tremendamente la mancanze sono soprattutto le emozioni.

Prendiamo Luke e Lorelai. Se prima ogni minuto che erano insieme sul set era pura magia, adesso vederli non trasmette niente di niente. I loro battibecchi sembrano una barzelletta, per niente spontanei o sentiti. Non si percepisce amore o partecipazione tra loro, solo la necessità di far ridere a tutti i costi e ricordare com’erano, i battibecchi e il rapporto tra Luke e Lorelai. Davvero deludente.

Gilmore Girls, Scott Patterson, Luke Danes
Scott Patterson è Luke Danes nel revival di “Una mamma per amica”. 2016

Il personaggio stesso di Lorelai, considerato a sé, esce malconcio da questa prima stagione. Se in passato, anche riconoscendo talvolta le ragioni dei genitori, si finiva bene o male sempre per stare dalla sua parte negli innumerevoli litigi con mamma e papà, questa volta Lorelai appare davvero indifendibile. È che da una donna vicina ai 50 ci si aspetterebbe un atteggiamento un tantino più maturo, ecco. Invece lei è sempre la stessa… ma la sua sindrome di Peter Pan inizia a risultare fastidiosa, e fuori luogo.

Alexis Bledel/Rory, al momento, è non pervenuta. Per tutta la serie il personaggio ha subito la presenza della madre – più intraprendente, esilarante, di lei – quindi non possiamo dire che da questo punto di vista sia cambiato molto, ma questa Rory giornalista freelance over30 ha la personalità e la presenza scenica di una sottiletta. Più che sembrare una caffè-dipendente stressata e a tratti logorroica non fa.

A mio avviso si salva dalla deriva solamente Emily – e Kirk, che era già in origine abbastanza schizzato da non risultare caricaturale in questa veste rivista. Anche su Emily hanno provato a costruire un personaggio stereotipato e carico – quello della vedova affranta che cerca di reagire, a modo suo – e certe scene vanno terribilmente in questa direzione (vedi il ritratto gigante di Richard appeso nel salotto, davvero troppo troppo kitch, o la famiglia di non si sa bene quale origine che la donna si è messa in casa) ma Kelly Bishop è un’interprete troppo brava e intensa per venire ridotta a una macchietta.

Nessuno, dopo aver visto “Inverno”, verrà dissuaso dal premere play anche agli altri tre maxi episodi – Primavera, Estate, Autunno -, fosse solo per sapere quale sarà il finale finale scelto da Amy Sherman-Palladino e soci per la serie. Ma al momento dire che l’operazione ritorno al passato con le Gilmore sia stata un successo sarebbe davvero, davvero esagerato.