Settimana Internazionale della Critica 2018: “Blonde animals” e “M”

Due esordi che nonostante il potenziale rimangono prigionieri dell'ambizione e della voglia di stupure

Un festival del cinema non è degno di questo nome se il vostro cronista non si imbatte almeno in un paio di pellicole che gli provocano da una parte un senso di smarrimento culturale ed esistenziale, dall’altra il desiderio di chiedere il risarcimento per il tempo perso guardandole.

La Settimana Internazionale della Critica è, storicamente oltre che per statuto, una sezione indipendente della Mostra del cinema di Venezia in cui lo spettatore è consapevole dell’alta possibilità di trovarsi davanti delle supercazzole autoriali, utili solo per sconfiggere un grave problema d’insonnia.

Nonostante questo, ogni anno, il vostro cronista rimane folgorato di fronte ad alcune scelte della commissione presieduta dal delegato generale Giona A. Nazzaro.

“Blonde animals” di Alexia Walther e Maxime Matray e “M” di Anna Eriksson rientrano, purtroppo, nell’infelice categoria artistica del “vorrei ma non posso” o, se preferite, in quella scolastica de: “il ragazzo ha potenzialità, ci mette buona volontà, ma al momento i risultati restano modesti”.

“Blonde animals” e “M” sono due esordi nel lungometraggio e i registi, pur mostrando discrete potenzialità, rimangono prigionieri dell’ambizione e della voglia di stupire a tutti i costi, realizzando prodotti apprezzabili solo per un certo tipo di pubblico.

 

“BLONDE ANIMALS”: LA RISCOPERTA DELL’UMANITÀ

Un film di Alexia Walther, Maxime Matray. Con Agathe Bonitzer, Thomas Scimeca, Paul Barge, Pierre Moure, Margaux Fabre. Titolo originale: Bêtes blondes. Drammatico, 100’. Francia 2018

Ex star di una sitcom televisiva di breve durata, Fabien beve troppo per ricordare tutto quello che fa e non lo stupisce più nulla. Quando sulla sua strada incontra Yoni, giovane militare triste, non è sorpreso neppure di scoprire la testa di un altro uomo, bella come un sogno, come un ricordo, come un rimprovero.

“Blonde animals” è presentato così da selezionatori: Una commedia surreale e stralunata. Un viaggio spiritato nei tornati della memoria, del lutto e del desiderio. Un lungo film totalmente alieno e la rivelazione del talento sorprendente di Thomas Scimeca. Un film audace e anarchico che non assomiglia a nulla di quanto circola nel panorama cinematografico odierno. Una sorpresa assoluta.”

Traduzione: “Blonde Animals” ha qualche spunto drammaturgico e registico interessante, divertente e brillante riuscendo, nella prima parte, a catturare l’attenzione dello spettatore oltre a strappargli qualche sorriso. Merito soprattutto del talento e della vis comica di Thomas Scimeca, bizzarro quanto efficace protagonista, che rievoca un giovanissimo Robin Williams nella gestualità, nella presenza scenica e nella freschezza interpretativa.

Peccato che nella seconda parte l’intreccio diventi caotico, dispersivo ed eccessivamente surreale e grottesco nel voler inseguire una svolta drammatica e poetica, snaturando la sua identità comica e lasciando così deluso il pubblico, fino al finale forzato e con principio di mal di testa…

 

“M”: UN FILM SULLA FUSIONE TRA SESSUALITÀ E MORTE

Un film di Anna Eriksson. Con Anna Eriksson, Petri Salo, Gail Ferguson, Axel Sutinen, Pietari Kaakkomäki. Drammatico, 90’. Finlandia 2018

M esplora il rapporto tra sessualità e morte, due concetti che sono solo all’apparenza due poli opposti, ma che in realtà si fondono in ognuno di noi, mascherando la paura della morte o il suo desiderio, il mondo dell’Eros.

“M” è invece presentato così: Il film più radicale di tutta la selezione. Un vortice sensoriale strutturato come una sinfonia industriale. L’iconografia femminile distrutta e ripensata dall’esordiente Anna Eriksson, popstar finlandese che vanta quasi mezzo milione di dischi venduti. Puro gotico losangelino, visionario body-horror performativo alle soglie fra la vita e la morte, fra Rollin e David Croneberg.

Traduzione: Se fossimo ai tempi della scuola, la maestra scriverebbe con la sua penna rossa sul compito della studentessa Eriksson che le idee sono tante ma confuse, che il tema è anche bello peccato vada completamente fuori traccia.

L’esordio della Eriksson, infatti, è molto particolare, visivamente elegante e stilisticamente impegnativo e raffinato, ma decisamente povero a livello di contenuti e capacità attrattiva.

“M” è un apprezzabile esercizio stilistico, che dimostra creatività e audacia, ma in alcuni passaggi è cervellotico e respingente per lo spettatore. Manca una precisa struttura narrativa, in questo flusso di pensieri e riflessioni dell’autrice messi in scena a volte in modo provocatorio altre in modo spiazzante.

L’esperienza visiva e sensoriale è curiosa quanto faticosa, e alla fine lascia la sensazione di un messaggio compreso solo in parte, e il dubbio su quali fossero le reali intenzioni della regista. Probabilmente una seconda visione di “M” potrebbe aiutare a far chiarezza.

Personalmente non ho né il coraggio né la pazienza necessari e farlo, quindi, pur non bocciano senza appello la Eriksson, le consiglio per il futuro maggiore semplicità e buon senso.

 

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