“Shiva Baby”: un gioiellino indie, ben diretto e ben interpretato

Il film d’esordio di Emma Seligman è disponibile dall'11 giugno in streaming su Mubi

Un film di Emma Seligman. Con Rachel Sennott, Molly Gordon, Polly Draper, Danny Deferrari, Fred Melamed. Commedia, 71′. USA 2020

Danielle, caotica bisessuale che languisce senza sapere che direzione dare alla sua vita, arriva in ritardo a un funerale ebraico, dopo una mattinata stressante passata a cercare di estorcere un pagamento al suo sugar daddy Max (Danny Deferrari). Ma quando l’uomo si presenta allo shiva insieme alla moglie e al figlio, i guai di Danielle sono solo all’inizio…

 

Film d’esordio di Emma Seligman, disponibile su Mubi dall’11 giugno dopo essere stato presentato al Toronto Film Festival, “Shiva Baby” è una commedia ironica dal grande potenziale, ben diretta e ben interpretata.

Al centro della storia c’è Danielle (Sennott), una ventenne che non ha ancora deciso cosa fare della sua vita e mente ai genitori amorevoli ma apprensivi, e una giornata di shiva, riunione ebraica di parenti e conoscenti, in periodo di lutto. L’arrivo di Max, l’uomo più anziano con cui ha una relazione, della sua ex Maya e di altre persone renderanno le cose via via più imbarazzanti… 

La regista imbottiglia le tensioni interpersonali e le fa bollire a fuoco lento, fino a farle esplodere in un climax davvero strepitoso. Il risultato è una commedia divertente ma in modo doloroso, con dinamiche familiari universalmente riconoscibili ma anche legate a filo doppio all’esperienza di Danielle, con le sue scelte sessuali che entrano in conflitto con la sua comunità religiosa.

La regia di Emma Seligman, come dicevo, è impeccabile, in perfetto equilibrio tra commedia e horror. Perché sì, “Shiva Baby” si muove costantemente sul filo teso tra comico e orrido. Ad alimentare il fuoco della regia e della performance di Rachel Sennott è la direttrice della fotografia Maria Rusche, che cattura i toni cupi di una casa in lutto e ce la fa percepire anche come una sorta di incubo familiare, claustrofobico, a cui sembra che non si possa sfuggire.

Ad intensificare il tutto c’è la colonna sonora di Ariel Marx, che si sovrappone al caos presente nella mente di Danielle, con accordi pizzicati e note tese che accompagnano il tormento interiore della ragazza.

Con un occhio lungimirante e attento su tematiche come la crescita e il percorso esistenziale di ognuno, “Shiva Baby” è davvero un piccolo gioiellino indie che racconta di un’eroina dei nostri giorni, una ragazza come noi, desiderosa solo di riuscire e di realizzarsi nella vita.

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Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

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