Arriverà su Netflix il 15 maggio la quarta stagione di “SKAM Italia”, la serie tv prodotta da Cross Production e Tim Vision. Il team drama, nato in Norvegia, è poi divenuto un fenomeno mondiale, con versioni adattate per diversi Paesi compresa l’Italia.

Vista l’imminenza del lancio, non sorprende che un panel del Go FeST! sia stato dedicato proprio alla serie. Con gli attori Federico Cesari, che interpreta Martino, e Pietro Turano, che interpreta Filippo, e lo sceneggiatore e regista Ludovico Bessegato si è parlato soprattutto di diversità nel teen drama.

Il regista ha iniziato spiegando il lavoro fatto in fase di sceneggiatura per raccontare al meglio il modo con cui Martino, nella seconda stagione, arriva a conoscere se stesso e il mondo LGBT.

“Il modo in cui ci siamo approcciati alla tematica LGBT, soprattutto nella seconda stagione, è quello che ci hanno insegnato gli autori dello SKAM norvegese, che hanno lanciato il format. È una cosa molto semplice, ma non molto praticata: chiedere direttamente ai ragazzi nelle scuole per capire cosa pensano, ascoltarli. Per i personaggi Martino e Filippo abbiamo seguito lo stesso principio: ci siamo circondati di persone che vivessero questo tema e che ne sapessero più di noi, senza inventare o supporre. Personalmente devo molto a Pietro (Turano), che nonostante sia più giovane di me mi ha aperto la mente su molti punti”.

La rappresentazione, quindi, deve prima di tutto essere più veritiera e realistica possibile. Ma poi spetta al pubblico essere ricettivo e pronto a rivedere i proprio pregiudizi, qualora ce ne siano. A tal proposito Federico Cesari ha raccontato come si è avvicinato al suo personaggio, Martino, e cosa abbia rappresentato per lui.

“Nella storia di Martino ci sono molti elementi che sento vicini, come l’amicizia e il legame con la famiglia. Per me è stato un regalo, una fortuna bellissima, interpretarlo, mi ha permesso di immergermi in una realtà che nella vita di tutti i giorni affronti in modo superficiale e anche di capire quanto sia ancora difficile, oggi, essere se stessi e mostrarsi per ciò che si è. Ho avuto la possibilità di offrire al pubblico una visione non comune, una visione di accettazione e di apertura”.

Interviene, quindi, Pietro Turano, attore, attivista e vicepresidente dell’Arci gay di Roma, che ha potuto anche raccogliere le idee della comunità LGBT su “SKAM”.

“È una questione di approccio: se tutti si mettessero in ascolto degli altri, senza pregiudizi, allora le cose potrebbero cambiare. SKAM non può rappresentare tutte le comunità e le differenze che ci sono oggi, ma può aiutare a cambiare l’approccio del pubblico. Anche per me, quando ho capito di essere gay, c’è stata una serie tv che mi ha rimesso a posto i pensieri. Un ragazzo che nasce omosessuale in un contesto in cui non può riconoscersi ha bisogno di trovare degli stimoli esterni che lo aiutino in questo suo lavoro di ricerca di se. Le narrazioni diventano importanti in questo senso. E SKAM, ascoltando i feedback dei ragazzi ma anche degli adulti che lo hanno visto, è stato importante in questo senso”.

Bessegato racconta invece come la serie – un progetto articolato su più anni – abbia cambiato il suo modo di lavorare nella lunga serialità.

“Fare SKAM vuol dire far parte di una comunità più ampia, sentire che non siamo soli ma circondati da una fan-base numerosissima, che commenta tutto, che si accorge tutto, esigente ma allo stesso tempo pazzesca. Io ho lavorato tanti anni per la tv generalista e mi ricordo che leggevi questi numeri pazzeschi, la mattina dopo la messa in onda. SKAM non fa questi numeri però la differenza è che il pubblico a cui ero abituato era più freddo, invece qui c’è molta partecipazione. È impossibile non essere influenzati dal “contorno”, da quello che il pubblico vuole o si aspetta, quando penso alla stagione successiva. Il processo creativo diventa una cosa nuova, e la difficoltà è proprio trovare un equilibrio tra aspettative del pubblico e necessità creative”.

Il panel si conclude con un monologo tratto dalla seconda stagione e recitato da Turano, quello in cui Filippo racconta a Martino perché alcuni eventi, come il gay pride, siano così importanti per la comunità LGBT.

 

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