Un film di Natalie Portman. Con Natalie Portman, Gilad Kahana, Amir Tessler, Ohad Knoller, Makram Khoury, Shira Haas, Tomer Kapon. Biografico, 95′. USA 2015

Basato sul romanzo di Amos Oz “Una storia di amore e di tenebra

 

Natalie Portman si ama e non si discute.

Faccio mio il dogma dei tifosi romanisti per anticiparvi come, questa recensione, sia influenzata dal mio amore per l’attrice americana, amore che mi ha portato anche in passato a trovare nelle sue interpretazioni sempre qualcosa da salvare.

Sognare è vivere” è stato presentato come evento speciale al Festival di Cannes 2015 e solamente adesso, a distanza di due anni, è uscito nelle sale italiane, fatto che non può non far suonare qualche campanello d’allarme

La seconda premessa che voglio fare, e che probabilmente non vi sorprenderà, è che per quanto conosca Amos Oz e abbia apprezzato in passato lo stile e la sensibilità di alcuni suoi lavori, il libro da cui è tratto questo film – “Una storia di amore e di tenebrandr – non ho avuto modo di leggerlo.

Ho cercato di colmare la lacuna, chiedendo lumi ai colleghi giornalisti presenti alla proiezione stampa. Tutti hanno mostrato entusiasmo per il romanzo e speranza che la trasposizione potesse essere all’altezza… Purtroppo, all’uscita, le facce erano tutt’altro che felici.

“Sognare è vivere” è basato sui ricordi d’infanzia di Amos Oz, cresciuto a Gerusalemme negli anni precedenti alla nascita dello Stato di Israele con i genitori, il padre Arieh, studioso e intellettuale, e la madre Fania (Portman), sognatrice e poetica. La famiglia era una delle tante tornate in Palestina negli anni ‘30-’40.

Se il padre nutriva un certo ottimismo verso il futuro, la madre era oppressa dalla noia della quotidianità. Infelice della sua vita matrimoniale e intellettualmente soffocata, per rallegrare le sue giornate e divertire Amos, Fania inventava storie.

Ma quando dalla noia la donna scivola via via nella depressione, il figlio deve staccarsi da lei e preparare dirle addio prima del tempo.

Dalla sinossi, naturalmente ridotta rispetto alla vastità del romanzo, appare chiaro che Natalie Portman ha scelto di concentrarsi su due aspetti: il legame madre-figlio e la progressiva malattia dell’anima – leggasi, depressione – che colpisce la donna.

Se la pellicola risulta tecnicamente apprezzabile, con l’attrice che mostra buone potenzialità dietro la macchina da presa, a colpire sono soprattutto la freddezza complessiva, e la mancanza di pathos.

Mostrare per immagini la depressione non è facile, anche perché i sintomi cambiano da soggetto a soggetto. Immaginiamo che la Portman abbia cercato di attingere dal proprio vissuto e dalla propria conoscenza, per creare il suo personaggio, sforzandosi di essere il più credibile possibile nel trasmettere a chi guarda il travaglio interiore di Fania.

Decidere di esordire alla regia con un film ispirato a un romanzo dove sono i sentimenti più che le azioni ad essere protagonisti è una scelta coraggiosa, però qui il dazio artistico pagato è davvero alto, con lo spettatore che via via si sente sempre più distante dalla storia, addirittura irritato da questo intreccio debole, per quanto bello.

“Sognare è vivere” è un film ricco d’amore ma che paradossalmente respinge nella messa in scena. Ma guardandolo tutti saranno in qualche modo toccati dalla sorte di Fania e dal rapporto indissolubile che la unisce al figlio. Anche se magari, la regista, sceneggiatrice e interprete avrebbe voluto di più da questo suo esordio.

 

Il biglietto da acquistare per “Sognare è vivere” è:
Neanche regalato. Omaggio
(con riserva). Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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