“Spaccapietre”: un film con al centro il rapporto intimo tra padre e figlio

I fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio dirigono una pellicola struggente e calata nella realtà

Un film di Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio. Con Salvatore Esposito, Samuele Carrino,
Licia Lanera, Antonella Carone, Giuseppe Lo Console.
Drammatico, 104′. Italia 2020

In una Puglia contemporanea ma che sembra cristallizzata nel passato, Giuseppe e Angela sono una coppia sposata che cresce il piccolo Antò. Con Giuseppe impossibilitato a riprendere il lavoro nella cava dopo un incidente all’occhio, è Angela a dover cercare impiego nei campi come bracciante stagionale, in condizioni proibitive che finiscono per costarle la vita. Padre e figlio rimangono soli, con il piccolo Antò che non si rassegna alla perdita della madre e Giuseppe che deve trovare nuove sfumature al suo senso di paternità. Il tutto trasferendosi da un posto all’altro, intrappolati all’interno dello stesso sistema di lavoro illegale e inumano che ha portato via Angela.

 

Opera seconda dei fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio e unico titolo italiano in concorso alle 17° Giornate degli autori di Venezia 2020, “Spaccapietre” è un film che si cala nel mondo dello sfruttamento del lavoro nei campi agricoli attraverso la storia struggente di un padre e un figlio costretti a sottostare a ogni tipo di umiliazione per sopravvivere.

Ispirato sia dalla cronaca, nello specifico dalla morte della bracciante pugliese Paola Clemente nel 2015, che dalla memoria privata dei registi, la morte analoga della nonna nel 1958, nonché dalla professione di spaccapietre del nonno, il film affronta temi come la paura, la violenza, la vendetta e l’amore che lega indissolubilmente padri e figli.

Immergendosi nelle realtà nascoste delle nostre terre, dove governano sfruttamento e violenza e dove la morte avviene nell’indifferenza comune, “Spaccapietre” riesce a essere realistico ma anche tenero man mano che lo sguardo del bambino prende il sopravvento. La miseria dei braccianti e le bruttezze patite a causa dei soprusi dei padroni si mescolano al percorso interiore che Giuseppe compie per “riportare a casa”, come aveva promesso al figlio, Angela.

Ricca di personaggi archetipici, la storia è ben radicata nel presente, terribilmente realistica, ma rappresenta anche una sorta di viaggio interiore, spirituale, che i due protagonisti compiono e che culmina in un finale “catartico” che in qualche modo prova a dar giustizia a tutti quelli che hanno patito la stessa sofferenza.

 

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