“Stonewall”: quando la storia incontra il romanzo di formazione

Gli scontri tra polizia e comunità LGBT di New York del '69 in un film dove brilla la stella di Jonny Beauchamp

Un film di Roland Emmerich. Con Jeremy Irvine, Jonny Beauchamp, Joey King, Jonathan Rhys Meyers, Ron Perlman. Drammatico, 129’. USA 2015

1969. Danny Winters è un liceale dell’Indiana, all’ultimo anno. Sogna di andare alla Columbia e coltiva un amore impossibile per il suo amico Joe. Quando la sua omosessualità viene scoperta, il padre lo ripudia e a Danny non resta che partire per New York, per cercare di cavarsela da solo. Troverà una nuova famiglia nelle scare queen del Greenwich Village, ragazzini homeless, travestiti, e in particolare in Ray, che s’innamora di lui, non ricambiato. È una comunità che si dà appuntamento al Stonewall Inn, un gay bar gestito dalla mafia, parzialmente tollerato da un gruppo di poliziotti corrotti, che non si esime però dal menare a sangue durante le retate. La notte della morte di Judy Garland, il clima è emotivamente caldo e i tempi lo sono altrettanto perché gli abitanti di Christopher Street comincino a rivendicare i propri diritti. È l’inizio di una serie di violenti scontri con la polizia e la nascita del moderno movimento di liberazione gay.

 

Lomosessualità è una malattia mentale e come tale va curata, in casi estremi anche ricorrendo all’elettroshock. L’omosessuale è un depravato, un maniaco, un criminale. Agli omosessuali non va permesso di riunirsi in luoghi pubblici e bere alcolici.

Tranquilli, cari lettori, non mi sono svegliato con idee omofobe e razziste, stamattina. Queste – deliranti – affermazioni che vi ho riportato in apertura erano il pensare comune negli Stati Uniti e nel mondo, almeno fino al 1969 (non entriamo in merito a quanto ancora manchi, nel 2018, per far sì che l’orientamento sessuale di un individuo sia davvero accettato, naturale come il colore dei capelli, altrimenti del film non parleremo proprio).

Il 27 giugno 1969 è una data storica per le battaglie dei diritti della comunità LGBT. Nel quartiere newyorkese di Greenwich un gruppo composito formato da omosessuali, bisessuali e transgender decise di dire basta ai soprusi della polizia e allo sfruttamento subito da parte della mafia, dando vita a una notte di scontri e di lotta che fu il primo segnale di liberazione dall’oscurantismo imposto dalla società.

Roland Emmerich, noto per acclamati blockbuster come “Independence day” e “Godzilla”, per la prima volta si approccia a una tematica civile, molto sentita e delicata, e lo fa con sensibilità toccante.

Il regista, con “Stonewall”, sceglie di portare lo spettatore indietro nel tempo e di mostrargli quali fossero le drammatiche condizioni di vita dei giovani omosessuali negli Stati Uniti sul finire degli anni ‘60, emarginati, costretti a prostituirsi per sopravvivere.

Sebbene costruito senza grandi risorse, la sceneggiatura di qualità e le interpretazioni forti e riuscite fanno la differenza. Il testo è ben scritto, fluido, toccante nei momenti giusti; riesce a costruire un bel pathos e ad appassionare chi guarda. La struttura narrativa è solida, ben suddivisa tra i flashback della vita di Danny prima e dopo l’arrivo nel Greenwich.

I personaggi sono credibili, provvisti di una grande umanità, ben interpretati dal cast. Spicca sulle altre la straordinaria performance di Jonny Beauchamp, di alto livello emotivo e umano. Il suo Ray è insieme toccante, istrionico, divertente e volutamente sopra le righe. Segnatevi questo nome: un talento del genere non rimarrà sconosciuto a lungo.

La regia di Emmerich è di sottrazione, minimal, a differenza dei suoi precedenti lavori. Uno stile sobrio, pulito, che mira a raccontare una storia forte e dirompente facendo parlare solo i fatti e le immagini. Il regista è bravo a esaltare le qualità di un promettente cast, dimostrando che si possono realizzare bei film anche senza l’utilizzo di straordinari effetti speciali.

La rivolta di Stonewall ha dato il via alla campagna per i diritti LGBT nel mondo, e come ci mostra il finale, forse la parte meno riuscita e più retorica del film, partì tutto da persone semplici. È grazie a loro se, almeno in parte, la nostra società oggi si è evoluta.

 

Il biglietto da acquistare per “Stonewall” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

 

Previous articleAl cinema: Captain America – Civil War
Next articleI FANTASTICI 4 | La figura della mamma al cinema
È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here