Storia del DRM: da protezione anti-pirateria a strumento di Amazon

di Davide Martini

 

Breve excursus naturalistico: sapevate che in origine l’organo che oggi permette ai pesci di mantenersi a galla aveva uno scopo completamente diverso? La vescica natatoria dei pesci si è poi trasformata nei polmoni dei vertebrati terrestri, continuando anche a svolgere la funzione originaria tra le specie marine.

Nella teoria evolutiva questo fenomeno viene definito “preadattamento”, il cambiamento di una caratteristica fisica nel corso del tempo. E come in un’incredibile avventura darwiniana, sembra che oggi stiamo ignorando il più grande caso di preadattamento che ha contribuito al successo delle librerie online: l’incredibile copertura commerciale raggiunta da Amazon.

kindle libro

Quando la tecnologia ha aperto la strada alla proliferazione dell’intrattenimento elettronico, prevenire la pirateria è diventato subito un obiettivo di primaria importanza. Tutte le industrie creative – da quella dei film a quella dei videogame, da quella dei libri a quella della musica – hanno investito grandi capitali nel Digital Rights Managemente (DRM). Servizio di crittografia di dati digitali, il DRM è stato ritenuto indispensabile. E d’altronde, come avrebbero potuto, gli editori, proteggere i loro investimenti contro la condivisione illegale sul web?

Immaginiamo adesso di spingere l’editoria avanti nel tempo di un paio di ere darwiniane. Possiamo osservare che il DRM continua a venire largamente impiegato, e protegge quasi tutti i libri pubblicati dalle Big 5 (le cinque più grandi aziende editoriali americane, Penguin Random House, Macmillan, HarperCollins, Hachette, Simon & Schuster, ndr).

Ma, così come è accaduto alla vescica natatoria del pesce primitivo, il DRM viene utilizzato nel presente anche per scopi totalmente diversi da quelli originari. Si è trasformato nello strumento principe che Amazon utilizza per costruire e consolidare il proprio monopolio.

Nel panorama digitale di oggi il DRM viene considerato un device quasi obbligatorio, nell’editoria. In appena pochi click, però, questo può essere hackerato – in sintesi, sebbene tutti gli ebook possiedano virtualmente la protezione, ogni utente che ci sappia fare con il computer il minimo indispensabile può facilmente aggirarla.

Non è una notizia rivoluzionaria – che il DRM possa essere facilmente aggirato lo sanno, quasi, tutti. Ma allora per quale motivo Amazon e le Big 5 continuano a utilizzarlo? Prima di tutto perché al momento utilizziamo ancora e-reader che non controllano a dovere la genuinità dei contenuti visualizzati. Secondo, e più importante, perché questa protezione potrebbe aprire un nuovo canale di marketing.

Lo spettro della pirateria potrebbe infatti costringere molti editori, già in sofferenza a causa di un mercato iper-competitivo, ad aggrapparsi al DRM fornito da un’azienda esterna. Volete provate a indovinare di chi si tratta? Ma naturalmente di Amazon.

L’azienda di Jeff Bezos potrebbe iniziare a offrire un servizio di sicurezza dati sui prodotti in modo che le case editrici non debbano più sperperare le proprie risorse in questo campo. Un prodotto con una chiave di sicurezza altamente complessa avrebbe la peculiarità di rendere complicato lo spostamento di un ebook da un device a un altro, il che significherebbe costringere il lettore a utilizzare un canale commerciale privilegiato.

Questo fenomeno è già realtà: il DRM Kindle costringe l’utente a leggere il libro comprato solo su Kindle, il che equivale a dire che ogni utente è costretto a scegliere come piattaforma commerciale d’acquisto Amazon (senza contare che un prodotto Kindle non garantisce all’utente la proprietà dell’ebook, ma offre soltanto una licenza di lettura). Un articolo del Times di qualche anno fa aveva per primo lanciato l’allarme.

Il mercato ha però dimostrato che il DRM danneggia le vendite degli ebook in qualsiasi fascia di prezzo: i titoli senza protezione vendono infatti, in media, due volte in più rispetto agli ebook protetti. Per questo motivo è lecito pensare che, se un domani si dovesse fare a meno del DRM, si potrebbe assisterebbe alla ridefinizione del mercato, perché le vendite si sposterebbero dall’unico canale preposto a una miriade di rivenditore alternativi.

Alcuni editori e venditori stanno già sperimentando la vendita di ebook senza protezioni, ma come in ogni industria basata sull’arte, è difficile comprendere tutti i meccanismi che possono trasformare un prodotto creativo in profitto. L’instaurazione di questa sorta di copyleft del libro ha tutta l’aria di poter diventare l’arma migliore per l’abbattimento di certi monopoli editoriali online, così come potrebbe ristabilire quella fiducia reciproca tra editore e lettore, che oggi è ampiamente minacciata.

Volgendo lo sguardo indietro nel tempo, sembra abbastanza sicuro che più il lettore si sente sicuro di possedere realmente una storia e il supporto che la contiene, meno un editore dovrà preoccuparsi di salvaguardare i propri interessi dai pirati editoriali.





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