“Suspicion”: su Apple TV+ una spy story convincente con Uma Thurman

Sospetti, complotti e tanti punti di domanda per una serie classica ma ben confezionata

Una serie di Chris Long. Con Kunal Nayyar, Georgina Campbell, Elyes Gabel, Elizabeth Henstridge, Uma Thurman, Gerran Howell. Thriller, drammatico. Regno Unito. 2022-in produzione

 

Ogni autore – o sceneggiatore – che si rispetti potrebbe confermarvelo: la prima regola di un giallo fatto bene è quella di istillare il dubbio nel lettore/spettatore, di creare le condizioni perché, fino alla fine, chi legge o guarda non abbia le idee chiare su chi sia stato a commettere l’atto criminoso.

A questa regola aurea ne aggiungerei almeno altre due: che il crimine, compiuto in modo tale da catturare l’attenzione e non risultare già visto, sia messo in chiaro fin dall’inizio e che ci sia una bella mescolanza di tempo, spazio e opportunità.

Questi tre elementi vengono tutti rispettati in “Suspicion”, la nuova serie thriller di Apple TV+, disponibile in streaming dal 4 febbraio (per adesso sono usciti due episodi, i restanti saranno disponibili a cadenza settimanale, uno ogni venerdì).

Ho visto in anteprima le prime puntate, e posso dire che “Suspicion” è un thriller spionistico giallo davvero ben confezionato, classico nell’impostazione narrativa, registica e interpretativa – e conoscendomi saprete che non vedo la cosa come un difetto, anzi.

La serie si apre a New York, con il rapimento di Leo (Howell) da parte di un misterioso gruppo di persone mascherate da reali britannici. Scopriamo poco dopo che il ragazzo è il figlio di un’importante donna d’affari, Katherine Newman (Thurman), CEO di una compagnia di comunicazione americana, candidata a diventare ambasciatrice in Inghilterra.

L’azione si sposta poi nel Regno Unito, dove seguiamo le vicende di tre personaggi che sembrano ben lontani dalla prima storyline: Aadesh (Nayyar), un informatico indiano che lavora per il suocero; Tara (Henstridge), un’insegnante universitaria divorziata; Natalie (Campbell), che lavora nella City e sta per sposare l’uomo che ama. Cos’hanno in comune? Si trovavano tutti e tre nell’albergo dove è stato rapito Leo.

Prelevati dalle rispettive abitazioni e interrogati in merito al rapimento, tutti negano di essere coinvolti. Eppure qualcosa non quadra. Ognuno di loro sembra nascondere qualcosa. Ed è questo uno degli elementi interessanti di “Suspicion”, che ne fanno un ottimo giallo/thriller: Aadesh, Tara e Natalie sono vittime oppure abili mistificatori? Sono coinvolti nel rapimento oppure erano solo nel posto sbagliato al momento sbagliato?

E poi ci sono i punti di domanda che riguardano Leo e naturalmente madre Katherine. Perché il ragazzo è stato rapito? Chi potrebbe essere il mandante – in una scena iconica in questo senso, la donna sostiene che con lei potrebbe avercela tutta Londra e tutto il Regno Unito, data la sua professione nel mondo della comunicazione. 

“Suspicion” ha una struttura lineare, cadenzata, da perfetta spy story. Le vicende dei personaggi si alternano in modo armonico, e scena dopo scena, episodio dopo episodio, il quadro si amplia, e scopriamo dettagli aggiuntivi che ci portano a rivedere le nostre convinzioni.

Un ottimo thriller spionistico, che non ha paura di prendersi i suoi tempi. La regia e la recitazione sono ottime, molto asciutte. Niente viene lasciato al caso, almeno nei primi episodi, dove si gettano le basi per i futuri sviluppi.

Lo dice il titolo stesso: il sospetto è la base di tutto. Chi sta mentendo? Qual è davvero la posta in gioco? Per chi ama le spy story, le cospirazioni e la teoria del complotto, questa è sicuramente la serie giusta. 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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