“The King’s Man – Le origini”: un prequel che non devia dai binari

Un mix convincente tra spy story e action movie, storia e fiction, antico e moderno

Un film di Matthew Vaughn. Con Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Rhys Ifans, Matthew Goode, Tom Hollander. Azione, 131′. Gran Bretagna, USA 2021

Un nobiluomo inglese, che collabora insieme alla moglie con la Croce Rossa, si ritrova coinvolto in una tragica sparatoria in Africa, dove ha assistito agli orrori della colonizzazione inglese. Anni dopo, suo figlio è ormai quasi un uomo e vuole arruolarsi per partecipare alla Prima guerra mondiale. Il padre cerca invece di convincerlo a servire il Paese collaborando con la sua rete di spie internazionali, composta dalla servitù di varie casate nobiliari. Nel mentre però anche un’associazione di loschi figuri ha infiltrato le principali corti europee e ha piani assai sinistri, che si estendono oltre la Grande Guerra.

 

Prequel dei primi due film della saga tratta dalla serie a fumetti di Mark Millar “The Secret Service”, “The King’s man – Le origini” racconta la storia dell’organizzazione indipendente a partire dalla sua nascita, durante la prima guerra mondiale, per opera dell’originale “Arthur”, Duca di Oxford, interpretato da Ralph Fiennes.

Il film combina spy story e action movie, riprendendo la formula vincente dei due capitoli precedenti (Kingsman – Secret Service, Kingsman – Il cerchio d’oro,) e sovvertendola in profondità, grazie soprattutto alla regia di Matthew Vaughn. Storia e fiction, antico e moderno si sposano in un mix affascinante.

Quello che invece non convince del tutto è il “tono” del film, che passa con troppa naturalezza dal serio all’ironico, e che non si sposa mai bene con il ritmo. Scena dopo scena, “The King’s men – Le origini” vira sempre più verso il dramma bellico, con buona pace dei fan, che magari avrebbero apprezzato più azione e leggerezza.

Buona la regia di Vaughn e la sua capacità di fotografare l’atmosfera del periodo che precedette la Grande guerra. Sul pezzo il cast – soprattutto Rhys Ifans che con il suo Rasputin si mangia la scena. Ma tutto questo non basta a elevare la pellicola, che finisce per risultare a tratti anche noiosa.

Previous article“After love”: un esordio convincente sull’amore e sulle sue sfumature
Next articleStreaming addicted: cosa vedere online dal 28 febbraio al 6 marzo
Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here