“The nest (Il nido)”: un promettente esordio alla regia nel segno dell’horror

Roberto De Feo firma una pellicola interessante, tesa, che difetta lievemente nella struttura

Un film di Roberto De Feo. Con Francesca Cavallin, Justin Korovkin, Ginevra Francesconi,  Maurizio Lombardi, Gabriele Falsetta. Drammatico, 103′. Italia 2019

Un uomo cerca di lasciare una villa insieme a un bambino poco più che neonato nel cuore della notte, ma un ostacolo lo manda fuori strada. L’uomo muore sul colpo mentre il bambino si salva e, dieci anni dopo, lo ritroviamo paraplegico, educato da una madre severissima e da un piccolo gruppo di borghesi che però si rifiutano di parlargli del mondo esterno. Le cose iniziano a cambiare quando una ragazzina viene presa a servizio come nuova domestica, Samuel si invaghisce di lei e lei, lentamente, sembra ricambiare. Questa educazione sentimentale si farà via via più dirompente…

 

Singolare opera prima di Roberto De Feo, che passa al lungometraggio dopo una serie di corti eccellenti, “The Nest (Il Nido)” è un film che, nonostante la chiara apparenza da horror (a partire dalla locandina), costruisce la tensione sull’atmosfera e il mistero.

Lunghi piani sequenza che si muovono tra le stanze e i corridoi della villa, in cui la storia è ambientato, e una serie di motivi che rimandano al gotico letterario prima che cinematografico, il film rivela sin dalle premesse la volontà di rifarsi a classici moderni come “The Others” di Alejandro Amenabar e “The Village” di M. Night Shyamalan.

Sorta di thriller-horror familiare dalle venature drammatiche, la pellicola affronta temi universali come la crescita, la solitudine, la scoperta dell’altro, la paura del mondo esterno, il primo amore, utilizzando, però, gli stilemi del genere, con la volontà di intrappolare lo spettatore all’interno di un ritratto familiare inquietante.

La sceneggiatura, che sceglie di accumulare tensione nell’attesa dello scioglimento del mistero che avvolge la villa e della follia della madre di Samuel, si rivela, però, esile. Gli indizi che il regista dissemina nella storia rendono fiacco il finale: al termine della visione di “The Nest (Il nido)” ci si rende conto di aver visto un prodotto ben costruito ma dall’impianto piuttosto fragile.

Capace di cimentarsi con il cinema di genere, Roberto De Feo costruisce un’opera interessante, piena di tensione e capace di tenere lo spettatore incollato alla poltrona. Un’opera dal respiro internazionale, anche se a tratti prevedibile nello sviluppo.