“The woman who run”: un film che racconta con stile il quotidiano

Hong Sang-soo racconta una pacifica realtà suburbana, concentrandosi sopratutto sulle chiacchiere

Un film di Hong Sang-soo. Con Min-hee Kim, Seo Younghwa, Song Seon-mi, Eun-mi Lee,  Young-hwa Seo, Seon-mi Song. Drammatico, 77′. Corea del sud 2020

Alla periferia di Seoul, Gamhee fa visita ad alcune amiche approfittando del viaggio d’affari del marito, da cui non si è staccata per un attimo negli ultimi cinque anni. Tre diversi incontri, qualcuno organizzato e qualcuno fortuito, con tre amiche. La prima è Youngsoon, divorziata di recente, per un barbecue. La seconda è Suyoung, insegnante di pilates da poco trasferitasi in un nuovo appartamento. Infine Woojin, che ha delle scuse da offrire a Gamhee.

 

Hong Sangsoo è tornato alla Berlinale dopo tre anni, presentando al pubblico “The woman who ran”, in gara per l’Orso d’Oro. La protagonista è ancora una volta interpretata da Kim Minhee, che a partire dal 2015 ha recitato in quasi tutti i lavori di Hong.

Quieto e domestico, il film è una finestra su una pacifica realtà suburbana, in cui i personaggi compiono azioni ordinarie: mangiano, passeggiano in giardino, chiacchierano del più e del meno. Proprio le chiacchiere sono il fulcro di tutto, per quello che viene detto ma specialmente per quello che rimane sospeso.

Le donne del film, Gamhee e le amiche che incontra, si aggiornano sulle rispettive vite tra un sorso di caffè e uno spicchio di mela, mettendo a confronto diversi modi di intendere e portare avanti i rapporti umani, soprattutto con gli uomini.

Appunto, gli uomini: al centro delle chiacchiere ma al margine dello schermo, pochi e di spalle, oggetti e non soggetti, sembrano esistere solo in funzione delle donne. Le quali non possono fare a meno di parlarne, anche se con un certo distacco, come se si stessero segretamente chiedendo se vale poi davvero la pena di amarli, gli uomini…

Non mancano momenti comici, come la memorabile scenetta del gatto, che non fanno altro che aumentare il realismo del film, perché la vita di tutti i giorni è fatta di attimi buffi e di dialoghi surreali in mezzo a serietà e banalità. La colonna sonora, un motivo rilassante e leggermente malinconico, è perfetta per accompagnare questa calma e indolente riflessione sulle relazioni umane.

“The woman who ran” non è un film a episodi ma ci si avvicina, perché i tre incontri sono nettamente separati e presentano elementi che si ripetono. Chi conosce la cinematografia di Hong ritroverà molti tratti tipici del suo stile, spesso definito realismo domestico.

Quel che è stato chiesto al regista sudcoreano in conferenza stampa è prevedibile: perché questo titolo? Chi è la donna che è fuggita? “Tutte quante – ha risposto lui – perché tutte le donne del film scappano via da qualcosa, probabilmente dall’essere oppresse”.

 

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