“Tick, tick… Boom!”: un biopic musicale seducente e riuscito

Andrew Garfield sbalorditivo nel ruolo del compositore americano Jonathan Larson

Un film di Lin-Manuel Miranda. Con Vanessa Hudgens, Bradley Whitford, Andrew Garfield, Alexandra Shipp, Judith Light. Biopic. USA 2021

New York, 1990. Nella testa di Jonathan Larson le lancette dell’orologio avanzano inesorabilmente. È come una bomba a orologeria e non c’è verso di fermarla. Dalla mattina alla sera Jonathan si domanda quale traccia può lasciare nel mondo e soprattutto quanto tempo gli resta per creare il suo capolavoro, una commedia musicale futurista che mette a punto da otto anni servendo ai tavoli di un diner. Jonathan è un modello di lotta artistica, che compone canzoni in permanenza e sogna di espugnare Broadway. Indietro restano sovente il sonno, l’affitto e gli affetti. La sua fidanzata vorrebbe lasciare New York, il suo migliore amico ha abbandonato l’idea di essere attore per la pubblicità e la sicurezza economica. Ma Jonathan è un prodigio che attende di essere scoperto e finanziato. Impossibile reprimere il suo dono, bisogna insistere, bisogna meritarsi una sala prove e presentare la propria creazione a una rosa scelta di produttori newyorkesi. Alla vigilia del suo trentesimo compleanno e sullo sfondo di un’epidemia di AIDS, che falcia i suoi amici, la musica si solleva come balsamo. Una stella è nata e diventerà mondialmente celebre con “RENT”.

 

Quanto può essere crudele e beffardo, a volte, il destino? C’è chi dedica la propria vita a raggiungere il successo senza però riuscirci mai, chi ne resta schiacciato e chi invece lo intravedere soltanto e muore, letteralmente, prima di poterselo godere almeno un po’.

È quanto succede a Jonathan Larson, autore dell’omonimo musical da cui prende il là “Tick, tick… boom!” di Lin-Manuel Miranda (premiato ai Pulitzer e ai Tony) al suo esordio come regista cinematografico. Una biografia musicale niente male, disponibile su Netflix da fine novembre, che è appena valso a Andrew Garfield il Golden Globe come miglior attore in una commedia. 

Il film racconta la storia, drammatica e ambiziosa, del compositore e drammaturgo statunitense che ha rivoluzionato il mondo del teatro come ideatore di “Rent”, affrontando tematiche come la multiculturalità, la tossicodipendenza e l’omofobia.

La pellicola di Miranda parte dall’odissea della realizzazione della prima opera di Larson, quasi misconosciuta, “Superbia”, a cui l’autore lavora tra il 1983 ed il 1990 senza però mai trovare un produttore. Così, dopo sette anni di duro lavoro, un amore e un’amicizia messe da parte, “Superbia” finisce in un cassetto e getta Larson, alla soglia dei trent’anni, in una sorta di depressione artistica: perché lui lo sa bene che il successo si può raggiungere solo fino ad una certa età, e crede di averla ormai superata.

In realtà il successo è proprio dietro l’angolo, e arriverà soprattutto grazie a “Rent”, che racconta la storia di Mark, che altro non è se non una proiezione dell’autore stesso, regista indipendente e squattrinato che insieme all’amico Roger sta tentando di girare il film della sua vita a dispetto di tutte le difficoltà incontrate. Sullo sfondo, un’epidemia di AIDS che colpisce le persone intorno a Mark, il disagio socio-economico di inizio anni ’90 e una generazione di trentenni che cerca qualcosa per cui valga la pena vivere e lottare. 

In realtà del rivoluzionario “Rent”, nel film di Miranda, non c’è che un accenno. È un’opera che non si vede, non si ascolta, perché il regista decide di fermarsi proprio l’attimo prima del successo, esattamente dove si ferma la vita di Jonathan Larson, stroncato da una dissezione aortica nel 1996, all’età di trentasei anni, il giorno prima del debutto della sua opera più grande, quella che lo renderà immortale.

Come a voler estremizzare il racconto; come a volerci dire che abbiamo il diritto di vedere solo fino ad un certo punto, fin dove anche Larson ha potuto vedere e narrare. Perché è alla voce di Jonathan, interpretato in modo sbalorditivo da Andrew Garfield, che è affidato questo frullato di musica e parole. E poi il silenzio. 

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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