“Tutti amano Jeanne”: un’opera prima strampalata, poetica, coinvolgente

Depressione e romanticismo dialogano (bene) nel film con Blanche Gardin e Laurent Lafitte

 

Un film di Céline Devaux. Con Blanche Gardin, Laurent Lafitte, Maxence Tual, Nuno Lopes, Marthe Keller. Commedia, 95′. Francia 2022

Tutti amano Jeanne, a parte lei stessa. La sua autostima è precipitata il giorno in cui il progetto di raccolta di rifiuti subacquei, che l’aveva resa famosa, si è rivelato un fiasco, e a nulla è valso il suo tuffo in mare per tentare di salvare la presentazione, se non a renderla ridicola agli occhi del mondo, grazie ad un video divenuto virale. Come se non bastasse, per riprendersi dal disastro economico, le tocca il penoso compito di volare a Lisbona per svuotare l’appartamento della madre morta un anno prima. La sua profonda solitudine e la disperazione che non le dà tregua vengono turbate soltanto dall’incontro casuale con un ex compagno di liceo, il quasi omonimo Jean, che sembra conoscerla meglio di quanto lei non creda.

 

Jeanne è insoddisfatta. Quarantenne, single, con un lavoro che va a rotoli e la madre deceduta da poco, si reca a Lisbona per vendere la casa di famiglia e ripagare un debito. Sarà lì che incontrerà il suo passato, che ha le sembianze di un vecchio amico di scuola di cui la donna nemmeno si ricorda.

Con “Tutti amano Jeanne”, la sua opera prima, Céline Devaux dirige e disegna una commedia fuori dagli schemi, in cui i pensieri della protagonista prendono la forma di un’irriverente bambolina tutta capelli che ricorda parecchio il Cugino Itt della famiglia Addams e che finisce per essere il punto di forza del film, la caratterizzazione che lo eleva dalla banalità a cui (forse?) era destinato.

Questo modo sfrontato che la coscienza decide di utilizzare per acuire quella che sembra essere una fase depressiva di Jeanne, riesce a creare una sintonia tra la protagonista, le sue insicurezze e il pubblico. Così la narrazione si dimostra, col passare dei minuti, più coinvolgente di quanto sembrava inizialmente.

Blanche Gardin e Laurent Lafitte, nei ruoli rispettivamente Jeanne e Jean (da notare anche la vicinanza dei due nomi, femminile e maschile, che rende il tutto ancora più ambiguo e divertente), si compensano a vicenda. Se lei ha la capacità di esaltare i punti deboli del suo personaggio, lui gioca con le di lei pecche, fino a trasformarle in punti di forza.

Pur risultando a volte confusionario – i personaggi sono tanti e vengono buttati nella mischia senza una presentazione o una backstory adeguata -, “Tutti amano Jeanne” è una visione piacevole grazie alla sua capacità di far dialogare depressione e romanticismo, ridendoci anche su. 

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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