“Ultima notte a Soho”: un esaltante mix tra horror, thriller e dramma

Gli anni d'oro della Swingin' London nel nuovo film di Edgar Wright con Anya Taylor-Joy

Un film di Edgar Wright. Con Anya Taylor-Joy, Terence Stamp, Diana Rigg, Matt Smith, Thomasin McKenzie. Titolo originale: Last Night in Soho. Drammatico, 118′. Regno Unito 2021

Eloise, ventenne cresciuta con la nonna dopo il suicidio della madre, arriva a Londra con il sogno di diventare stilista. Ha il mito della Swingin’ London e della musica anni ’60, che ascolta continuamente su vecchi 33 giri portatili. Dopo un’infelice esperienza nello studentato della scuola di moda in cui è stata ammessa, si trasferisce in un appartamento di Soho affittato da un’anziana signora. Qui, durante lunghe notti agitate, Eloise sogna di tornare nel passato, nella Londra che ama di più, dove incontra Sandie, un’aspirante cantante che vive il glamour di una città colorata ed esaltante. Poco alla volta, però, Eloise confonde la propria personalità con quella di Sandie e ne scopre la vita in realtà miserabile, scivolando tra realtà e incubo in un’esperienza spaventosa.

 

Alternando coming of age, thriller psicologico e horror in un susseguirsi di colpi di scena, “Ultima notte a Soho”, presentato fuori concorso a Venezia, racconta la vita di Eloise, ventenne cresciuta con la nonna in campagna che sogna di diventare stilista. Trasferitasi a Londra scoprirà letteralmente un altro mondo, irto di pericoli e insidie…

Edgar Wright gioca con i generi e consegna agli spettatori un film deliziosamente eccentrico, ricco di riferimenti alla cultura pop, che entusiasma anche grazie alla sua atmosfera retrò (perfettamente riprodotta dal regista e dal suo team), dove la Swingin’ London degli anni ’60 e la sua vita notturna prendono letteralmente vita.

Film più femminile di Wright fino ad oggi, “Ultima notte a Soho” si fa forte delle sue due protagoniste, molto bene assortite. Anya Taylor-Joy è Sandie, la star degli anni ’60; Thomasin McKenzie Eloise, che nel presente viene perseguitata dai fantasmi del passato e finisce per perdere il contatto con la realtà.

Altra protagonista essenziale è la musica, perfettamente integrata nella storia (difficile immaginare qualcosa di diverso, viste le atmosfere e le suggestioni della storia). Oltre alla bella colonna sonora, ci sono le registrazioni psichedeliche in loop che arricchiscono l’ipnotico sound design, affollato di voci sovrapposte provenienti dai bassifondi della città.

Muovendosi su due piani temporali diversi, in cui il sogno nasconde la verità e la realtà è un turbine di inganni e bugie, “Ultima notte a Soho” capovolge a più riprese i registri e le visioni. Qui gli angeli si trasformano spesso in demoni e la vita di Eloise si trasforma, invece che in un sogno, in un incubo spaventoso.

Intrigante e avvincente, la pellicola di Edgar Wright diventa sempre più cupa mano a mano che si va avanti col minutaggio, fino ad approdare a un’amara rassegnazione dove c’è spazio, solo, per la violenza.

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Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

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