“Un’avventura”: una storia d’amore sulle canzoni di Battisti e Mogol

Lodevole il tentativo di amalgamare colonna sonora e sceneggiatura, meno il risultato finale

Un film di Marco Danieli. Con Michele Riondino, Laura Chiatti, Valeria Bilello, Giulio Beranek, Alex Sparrow. Commedia, 95′. Italia 2019

Matteo e Francesca sono cresciuti insieme in un piccolo paese, sono l’uno il primo amore dell’altra. Ma siamo negli anni ’70 e Francesca sente nell’aria il richiamo delle grandi rivoluzioni che stanno cambiando il mondo. Parte per Londra e lascia Matteo, che inganna il tempo coltivando il suo grande sogno: scrivere canzoni. Dopo cinque anni, Francesca torna e la fiamma si riaccende. Quando lei deve trasferirsi a Roma per lavoro, Matteo decide di seguirla per iniziare una nuova vita insieme. Inizia così la loro avventura: una lunga e intensa storia d’amore che attraversa 20 anni.

 

Al suo secondo lungometraggio, Marco Danieli (La ragazza del mondo) con “Un’avventura”, decide di parlare d’amore, quello forte e tormentato, e della ricerca della propria libertà e identità, accompagnato da una colonna sonora intramontabile.

Le canzoni di Battisti e Mogol, che hanno segnato ed emozionato più di una generazione, sono trascinanti ma il film non riesce purtroppo a sostenere questo materiale di storie con la sua sceneggiatura, molto fiacca.

Lo sforzo di rendere sceneggiatura e canzoni quanto più possibili omogenei è sicuramente da apprezzare, ma ci sono diversi momenti in cui le sequenze musicali diventano come un corpo estraneo rispetto a tutto il resto.

Interessanti appaiono, invece, le scelte visive del regista soprattutto dal punto di vista cromatico, con la parte pugliese dove dominano i colori tenui, mentre quella cittadina, romana, dove a fare da padroni sono toni più cupi e scuri.

Apprezzabile, inoltre, la volontà di arrangiare e rendere più idonee alle scene e attuali alcune canzoni. “Non è Francesca” diviene così un tango, “Dieci ragazze” una hit da discoteca anni ’80, “Uno in più” un trascinante happening percussivo e “Balla Linda” una sorta di ballata alla Beatles.

Quando le canzoni partono, innegabilmente il volume del convolgimento emotivo si alza. Impossibile non pensare a ricordi personali legati a quelle melodie e non sentire la voglia di cantare a squarciagola. È un po’ come se il film stesso si fermasse, e la scena diventasse un palcoscenico sul quale ballare e cantare.

Il paradosso è che “Un’avventura”, che in fase di lancio ha puntato tanto sulla componente musicale, finisce per sfruttarla poco e male. La decina scarsa di brani presenti, come già detto, non si amalgama a dovere con la storia dei protagonisti, Matteo e Francesca.

Chiaramenre ispirato a pellicole come “Across the universe”, con una buona idea di partenza e la volontà coraggiosa di cimentarsi con un genere poco diffuso in Italia, il film si perde nella parte più strettamente cinematografica. Bisognorebbe lasciarsi andare solamente alle canzoni, senza pensare a tutto il resto.

 

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Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

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