Un film di Mario Van Peebles. Con Nicolas Cage, Tom Sizemore, Thomas Jane, Matt Lanter, Weronika Rosati, Brian Presley. Azione, 128′. USA, 2016

 

Ci sono verità che, per ragioni di Stato, non possono essere divulgate anche a costo di passare sopra così facendo a morti, diritto e buon senso.

Sul progetto Manhattan, la corsa all’atomica che vide contrapposti Stati Uniti e Germania nazista e la fine della seconda guerra mondiale con le due bombe americana sganciate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki sappiamo molto.

Un capitolo della storia che fino a oggi, invece, ci era ignoto è la vicenda della nave militare USS Indianapolis e del suo equipaggio.

Durante la guerra la USS si distingue come uno degli incrociatori più veloci e temuti della marina americana e sotto il comando del valoroso ammiraglio Charles Butler McVay (Nicolas Cage) combatte le più importanti battaglie sul fronte del Pacifico.

Nel luglio 1945 a McVay e ai suoi marinai viene affidata una missione top secret: trasportare una delle due bombe atomiche che metteranno fine alla guerra a Tinian. Durante il viaggio di ritorno verso le Filippine, però, la nave viene attaccata da un sommergibile giapponese e affondata.

Vista la segretezza della missione, lequipaggio della USS viene abbandonato nel mare infestato di squali. Dei 1197 uomini a bordo solo 317 vengono ritrovati ancora in vita.

Per nascondere le proprie colpe agli occhi dell’opinione pubblica, qualche mese dopo il disastro il Governo degli Stati Uniti processa McVay davanti alla Corte Marziale.

La sinossi parla chiaro: la storia dell’USS Indianapolis, se non fosse che è tragicamente vera, sarebbe stata perfetta come materiale narrativo per un film o un romanzo, tra guerra, coraggio e segreti.

Purtroppo si tratta della realtà, e questo non può non colpire chi guarda, spingendolo a riflettere ancora una volta sul numero di vite che furono necessarie per mettere fine alla guerra.

Quella della USS Indianapolis era ed è una storia da raccontare, ma probabilmente sarebbe stato meglio farlo con modalità drammaturgiche, registiche e interpretative diverse. Così com’è, infatti, il film sembra solo sprecare una storia di spessore.

Il lodevole tentativo di Mario Van Peebles e dei suoi sceneggiatori di rievocare quella che gli storici avrebbero poi definito la più grande catastrofe della Marina militare americana mostra fin da subito evidenti limiti strutturali, tecnici e stilistici.

Lo spettatore ha la sensazione di trovarsi davanti una brutta e approssimativa ricostruzione degli avvenimenti, quasi una fiction anni ‘90 di basso livello.

Il film è diviso in tre parti. La prima è infarcita di retorica e dialoghi banali e irritanti, tra scene di guerra e un melo pasticciato privo di senso. La seconda è caratterizzata dal disastro navale vero e proprio, reso come una via di mezzo tra “Titanic” e “Lo squalo”. La terza, infine, quella più riuscita e coinvolgente, va dal recupero insperato dei superstiti al processo del capro espiatorio Charles McVay.

“USS Indianapolis”, nonostante le criticità e i limiti evidenti, resta un film da vedere per conoscere una parte di storia poco nota e onorare a chi ha dato la vita per permetterci di avere un futuro privo di nubi. O quasi.

 

Il biglietto da acquistare per “USS Indianapolis” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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