“Vertigo”: recensione del romanzo distopico di Katharine McGee

Nel sequel di "The tower. Il millesimo piano" viene introdotto un nuovo personaggio ma poco altro

Il secondo libro della serie young adult e distopica di Katharine McGee, Vertigo, edito da Piemme, riprende il racconto esattamente dove lo avevamo lasciato con “The tower. Il millesimo piano” (qui la recensione).

La morte di uno dei personaggi (per evitare gli spoiler non farò il nome) ha lasciato un vuoto e strascichi nelle vite di tutti gli altri, in modo particolare di quelli che erano presenti sul tetto al momento dell’incidente.

Ognuno cerca di andare avanti a suo modo. C’è chi, come Leda, non riesce a smettere di tenere tutto sotto controllo, costringendo Watt a essere suo complice; e chi invece, come Avery, si concentra sui suoi problemi familiari e di cuore.

Il problema, con “Vertigo”, è che praticamente la storia non fa nessun passo avanti – o comunque, davvero pochi. All’inizio del libro la situazione è una e alla fine è più o meno la stessa. Leggendo si ha come l’impressione che, alcuni personaggi, stiano girando in tondo…

Se non fosse per l’arrivo di una new entry e conseguentemente del suo punto di vista – si tratta di Calliope, che insieme alla madre gira il mondo truffando la gente e poi fuggendo e cambiando identità – ci sarebbe davvero poco di cui parlare.

Certo, l’ambientazione è ancora intrigante e da quel punto di vista le novità non mancano – la nuova torre di Dubai, ad esempio, con la sua anima in bianco e nero; l’approfondimento sul mondo dell’olografia, con il viaggio nell’eccentrica Los Angeles e il lavoro di Riley sul set dell’olo – però mi sarei aspettata un po’ più di azione in quanto tale.

Alla fine di “Vertigo” non si può fare altro che aspettare il prossimo libro, già disponibile in lingua originale ma non ancora in italiano, perché tutte le questioni aperte da “The tower” sono ancora irrisolte. Sperando che questa volta succeda effettivamente qualcosa.

 

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