In Italia il tumore al seno metastatico interessa oltre 37mila donne. Ogni anno, dei circa 50mila nuovi casi, il 5-10% si presenta metastatico alla diagnosi – andando a interessare altre zone del corpo, come ossa, fegato, cervello –, anche se circa il 30% delle donne con diagnosi iniziale di tumore al seno in stadio precoce ne sviluppa uno di questo tipo nel corso della sua vita.

Ad oggi non esiste cura, ma grazie ai nuovi traguardi della medicina e alle terapie mirate, in grado di bloccarne o rallentarne la progressione, è possibile assicurare alle pazienti una buona qualità della vita, lasciando spazio a progettualità e traguardi.

Ed è proprio a questi traguardi che vuole dare voce la 4° edizione diVoltati. Guarda. Ascolta, la campagna nazionale di sensibilizzazione promossa, dal 2017, da Pfizer, con il patrocinio di Fondazione AIOM e in collaborazione con Europa Donna Italia e Susan G. Komen Italia.

Cambiare la traiettoria del cancro nei prossimi anni è il nostro lavoro e lo facciamo attraverso la scienza – ha dichiarato Alberto Stanzione, Direttore oncologia di Pfizer in Italia. – Per farlo è essenziale cooperare con tutti i soggetti coinvolti, soprattutto chi lo è in prima persona. Ci auguriamo che la campagna di quest’anno possa non solo incoraggiare le donne affette da tumore al seno metastatico a fare progetti per la propria vita e porsi nuovi obiettivi, ma anche ispirare coloro che possono e devono attivarsi per aiutarle a raggiungere i loro traguardi”.

Questa edizione, per la prima volta, si arricchisce di un contest, My Way – Storie che ispirano. Fino al 26 luglio tutte le donne che hanno saputo reagire e tagliare un traguardo che credevano impossibile dopo una diagnosi così dura da accettare, potranno caricare la loro storia online.

Una giuria selezionerà le storie più significative che verranno poi raccontate nelle 4 puntate del docu-reality in onda su La 7d in autunno, e condotto da Paola Marella, testimonial della campagna e giurata.

“Ho accolto con entusiasmo l’invito perché del tumore al seno metastatico bisogna parlare molto di più, sempre di più, per superare i pregiudizi, per dire che ammalarsi non significa morire – ha dichiarato. – Perché questa malattia, sebbene non ancora guaribile, è trattabile e può essere tenuta sotto controllo con le giuste terapie. E non c’è modo migliore per rompere il muro del silenzio che portare sul piccolo schermo, potente amplificatore di messaggi, storie di donne che non si sono fatte sopraffare dalla fatalità della vita e hanno reagito combattendo.”

Durante la conferenza stampa di presentazione della campagna, il 26 giugno, Riccardo Masetti, presidente Susan G. Komen Italia, ha ribadito quanto sia importante dare a queste donne fiducia e solidarietà, oltre alle migliori cure. La situazione italiana, ha quindi ricordato con rammarico, si presenta ancora a macchia di leopardo, quando sarebbe fondamentale avere invece dei centri di senologia (breast unit) in tutte le regioni.

“Curare bene una donna con tumore al seno metastatico vuol dire offrire da una parte le migliori e più innovative cure oncologiche e dall’altra tutto il sostegno necessario a sanare la ferita profonda inferta dalla malattia. Questo vuol dire terapie integrate, che vanno ben oltre il mero supporto dello psico-oncologo. Una donna cui viene diagnosticato un tumore al seno si trova d’improvviso in un baratro fatto di progettualità congelate e speranze azzerate; è proprio per questo che è necessario contribuire con iniziative e trattamenti che aiutino a tenerne alto lo spirito”.

Sulla stessa linea l’intervento di Maria Vittoria Dieci, ricercatrice dell’Università di Padova e medico oncologo all’Istituto oncologico veneto di Padova.

“La diagnosi di tumore al seno metastatico è un evento traumatizzante, uno sconvolgimento nella vita di chi la riceve. Oggi, grazie alla ricerca, possiamo contare su un trattamento sempre più personalizzato in base alle caratteristiche della malattia ed è possibile convivere con il tumore metastatico a lungo, mantenendo una buona qualità di vita. Fondamentale è la presa in carico multidisciplinare nelle breast unit, che favoriscono l’accesso al trattamento più appropriato prevedendo l’integrazione di terapie farmacologiche antitumorali, terapie di supporto e trattamenti loco-regionali nell’ottica della personalizzazione delle cure”.

Particolarmente toccante la testimonianza di Paola Cornero, paziente che ha ricevuto la diagnosi di malattia primaria 4 anni fa, divenuta poi metastatica.

“Al momento della diagnosi mi sono sentita persa, ma è stato grazie ad altre donne che ho incontrato, con la medesima patologia, che ho trovato la forza di reagire. Lo scambio e il confronto con loro mi ha dato sostegno e conforto. Non ho mai provato rabbia, ma la cosa più difficile è stato accettare di perdere il controllo sulla mia vita, anche nella sua banale quotidianità. La mia breast unit di riferimento mi ha aiutato e supportato, ma una grande risposta è venuta dal ‘fare’, dall’entrare in contatto con altre donne, ascoltare le loro storie, condividere le loro paure e i loro traguardi, provando a guardare avanti, un giorno dopo l’altro”.

La regista del docu-reality, Simona Cocuzza, ha sostenuto l’importanza del mezzo televisivo, utile più che mai per trasmettere questo messaggio di speranza e di fiducia ed esortare tutte le guerriere che si trovano davanti a questa difficile sfida a non mollare mai.

 

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