“Wasp Network”: un thriller politico dallo stile sfaccettato ma caotico

Olivier Assayas recupera la storia vera dei Miami Five, ma il grande cast non basta a dare identità

Un film di Olivier Assayas. Con Pedro Pascal, Gael García Bernal, Edgar Ramirez, Penélope Cruz. Drammatico, 123′. Francia 2019

L’Avana, 1990. René González, pilota di linea cubano, lascia moglie e figlia e fugge a Miami dove lo raggiungono presto altri dissidenti cubani che vogliono rovesciare il regime di Castro. Ma René e compagni non sono chi dicono di essere. Infiltrati nei gruppi terroristici anti-Castro, sono spie al servizio dell’Intelligence cubana. La loro missione è quella di stanare le cospirazioni dei gruppi di esiliati cubani basati in Florida. Fedele al suo Paese come alla sua famiglia, che lo raggiungerà negli States qualche anno dopo, René verrà arrestato dall’FBI e condannato a quindici anni di prigione.

 

Ispirato alla storia vera dei cosiddetti “Miami Five”, un gruppo di agenti segreti cubani infiltrati all’interno delle organizzazioni anti-castriste presenti sul suolo americano negli ultimi anni della Guerra fredda, “Wasp Network” di Olivier Assayas è un film a cui manca un’identità precisa.

Il regista ha utilizzato le informazioni e i documenti presenti nel libro di Fernando Morais – dove vengono intervistati i protagonisti della vicenda – per ricreare una sorta di realismo storico, ma il film è labile sia dal punto di vista della sceneggiatura che della regia.

È sicuramente una storia corale, ma i cui personaggi non trovano una precisa dimensione. Il cast è di tutto rispetto – Penélope Cruz, Edgardo Ramirez, Gael Garcia Bernal – eppure nessuno riesce a imporsi sugli altri, tra sovrapposizioni e sgomitate.

Discorso analogo per ciò che riguarda lo stile: “Wasp Network” è un mix sfaccettato ma caotico. Film alla Soderbergh? Documentario? Un misto delle due cose?

Interessanti, almeno, le modalità con cui sono avvenute le riprese, che rispecchiano la realtà e le problematiche descritte nel film, in particolare le difficoltà di comunicazione tra Cuba e gli Stati Uniti. La troupe era monitorata, Assayas ha dovuto espletare molte formalità burocratiche. Alla fine il risultato lo ha soddisfatto. “Il film è esattamente quello che volevo fare”. E se lo dice lui…

 

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