“Yara”: Marco Tullio Giordana e il suo cinema, civile ma non perfetto

Un film che ricostruisce con attenzione e senza indulgere nel sensazionalismo la cronaca

Un film di Marco Tullio Giordana. Con Isabella Ragonese, Alessio Boni, Chiara Bono, Roberto Zibetti, Thomas Trabacchi. Drammatico, 91′. Italia 2021

La tredicenne Yara Gambirasio, residente a Brembate di Sopra in provincia di Bergamo, scompare misteriosamente la sera del 26 novembre 2010. Ha appena portato lo stereo nel centro sportivo del suo paese dove frequenta le lezioni di ginnastica ritmica. Poi se ne sono perse le tracce. Per la famiglia cominciano giornate piene di apprensione fino a quando tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, viene ritrovato il suo corpo. Il Pm Letizia Ruggeri, che indaga sul caso, cerca di trovare tutte le piste possibili ma senza successo tanto è vero che, sulle pressioni dell’opinione pubblica, della stampa e di un senatore locale, è sul punto di lasciare l’incarico. Poi, dopo una lunga e complessa ricerca di un DNA da far corrispondere alle tracce trovate sul corpo della vittima, risale a Massimo Bossetti, un muratore che fino a quel momento non era mai stato preso in considerazione.

 

Prendi un fatto di cronaca di qualche anno fa, un notissimo fatto di cronaca, spoglialo di tutte le informazioni superflue, di tutti gli anni in cui verità e bugie si sono mescolate a tal punto da risultare quasi indistinguibili e raccontalo, al cinema, in modo pulito, netto, deciso. Fallo, e avrai davanti “Yara”.

Pensandoci a posteriori, Marco Tullio Giordana, avvezzo e non poco a raccontare delitti (pensiamo a “Pasolini, un delitto italiano” oppure a “I cento passi”) e ricostruire fatti di cronaca che hanno segnato la storia italiana (Appuntamento a Liverpool, Romanzo di una strage), è uno dei pochi registi che poteva osare di cimentarsi nell’impresa senza timore di compiere passi falsi imperdonabili.

Il film, disponibile su Netflix dal 5 novembre, racconta la storia di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre del 2010 a Brembate di Sopra e ritrovata assassinata il 26 febbraio del 2011. Unico responsabile del delitto, oltre ogni ragionevole dubbio, Massimo Giuseppe Bossetti.

Il racconto di Giordana parte dal momento del ritrovamento del cadavere e ripercorre poi i momenti precedenti alla scomparsa della ragazzina: lei serena in famiglia, la camminata di sera sulla strada innevata, un furgone bianco che si avvicina nel buio. Spazio poi alle meticolose indagini del PM Letizia Ruggeri (ben interpretata da Isabella Ragonese), affiancata dal colonnello Vitale (Alessio Boni) e dal maresciallo Garro.

“Yara” è lineare e piacevole da seguire, per quanto non perfetto – i protagonisti della vicenda hanno riscontrato non poche incongruenze tra la messa in scena e i fatti realmente accaduti e alcune figure della storia, anche chiave, risultano poco messe a fuoco. 

L’intensità aumenta mano a mano che si va avanti con la storia, eppure non viene mai superato un certo limite imposto dal rispetto per la vittima e per la sua famiglia e dal buon gusto. Niente sensazionalismo o desiderio di scavare più del dovuto nel torbido, qui, solo racconto sincero di quanto è successo. E questo sicuramente è un pregio. 

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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