“Zack Snyder’s Justice League”: una visione più coerente ma sfiancante

Maggiore sviluppo dei personaggi e della storia, ma anche una lunghezza difficile da digerire

Un film di Zack Snyder. Con Gal Gadot, Henry Cavill, Ben Affleck, Joe Manganiello, Jesse Eisenberg, Amy Adams. Azione, fantascienza, 253′. USA 2021

C’era una volta, migliaia di anni fa, quando gli dèi ancora camminavano sulla Terra e Atlantide non era sprofondata in fondo al mare, un’armata giunta da oltre le stelle. Per sconfiggerla, dèi e uomini di tutti i popoli, inclusi atlantidei e amazzoni, si unirono in un unico esercito. Scacciarono il tiranno Darkseid, costringendolo a ritornare alla sua Apokolyps senza le sue preziose “scatole madre”. In seguito alla morte di Superman, però, le tre “scatole madre” custodite per millenni da uomini, amazzoni e atlantidei, si sono riattivate, attirando sulla Terra il luogotenente di Darkseid in cerca di redenzione, Steppenwolf. Per fermarlo, Batman e Wonder Woman cercano di riunire altri individui dotati di straordinari poteri, ma senza Superman hanno davvero speranza di trionfare?

 

È passato praticamente un mese dall’uscita in streaming di “Zack Snyder’s Justice League”, dove il regista ha potuto rimettere mano al “suo” film del 2017, e adesso sta per uscire anche il blu-ray.

Dopo averlo visto, mi sono chiesto se valesse o meno la pena scrivere la mia opinione su queste oltre quattro ore di girato, sommandola ai già moltissimi altri articoli presenti online sull’argomento. Come potete immaginare, ho deciso di sì.

E voglio partire dalla fine, dalla Domanda con la D maiuscola: era davvero necessario e indispensabile far uscire questa nuova versione di “Justice League”? Personalmente credo di sì. Ma dire che questa operazione sia esente da limiti sarebbe scorretto.

Zack Snyder, riprendendo il progetto che aveva dovuto abbandonare per varie traversie quattro anni fa, colma almeno in parte i buchi narrativi presenti nel primo film. Ma lo fa con un minutaggio davvero troppo, troppo alto. 253 minuti sono un’enormità anche per il più accanito dei fan.

Questo secondo “Justice League” è nel complesso un prodotto stilisticamente più accurato ed elegante, con una struttura narrativa divisa a episodi in cui si alternano, con armonia, passaggi mistici e altri intimi e umani.

Snyder ha sfruttato le due ore aggiuntive per dare maggiore consistenza e coerenza alla pellicola, aprendo dei focus su tutti i personaggi. Uno sforzo creativo e registico quanto mai apprezzabile che però, nei fatti, non cambia molto. È come se a un piatto poco riuscito fossero state aggiunge delle spezie. Alla fine il piatto sempre quello – poco riuscito – resta.

Quanto meno, se nella versione di Joss Whedon i personaggi erano appena abbozzati o, peggio, privi di mordente e vis eroica, qui si nota uno sforzo di caratterizzazione e scavo interiore. I risultati migliori si hanno nella ripresentazione di Cyborg e Flash.

Del primo, interpretato da Ray Fisher, scopriamo maggiori dettagli sulla “vita precedente” come Victor Stone, figlio incompreso di un padre scienziato, e sul suo rancore per essere stato poi riportato in vita. Cyborg acquista visibilità, diventando l’ago della bilancia nella battaglia finale. Flash (Ezra Miller), invece, appare meno giullaresco, e di lui cogliamo aspetti più personali, apprezzando soprattutto la sua abnegazione nel voler salvare il padre.

Su Aquaman (Momoa) le modifiche intervengono poco, se non sottolineando di più il suo contrasto interiore, il sentirsi diviso tra due mondi – tematica che è stata poi ripresa nel suo film. La Wonder Woman di Gal Gadot, invece, resta una presenza scenica impeccabile, forte e combattiva.

Ray Fisher interpreta Cyborg. Justice League

Niente da fare, purtroppo, per Ben Affleck. Il suo Batman era e rimane un personaggio freddo, inadatto a incarnare l’idea di eroe stanco e disilluso. Notte fonda anche per Superman (Cavill), che contribuisce in modo debole alla storia.

Il fronte villain, che era stato uno degli aspetti più criticati nel primo “Justice League”, ha subito un sensibile miglioramento, pur senza raggiungere chissà quali vette artistiche. Darkseid, seppure molto atteso, si vede poco, e appare una copia sbiadita del Thanos Marvel.

Steppenwolf, invece, lascia un segno decisamente più incisivo rispetto al passato. Snyder si sforza di dargli una missione e un’identità, di spiegare quali siano le motivazioni che lo spingono alla sua feroce e ostinata ricerca delle “scatole madre”. Quello che però non viene mai spiegato è il suo “peccato originale”, la colpa che lo ha fatto cadere di grazia agli occhi di Darkseid – una dimenticanza grave, ai fini della coerenza narrativa.

Tirando le somme, la sensazione è che il film sarebbe potuto durare un’ora in meno e avrebbe raccontato la stessa storia con la stessa efficacia. Perché anche sul piano visivo, se inizialmente colpisce, alla lunga stufa – risultando vittima della “sindrome di Narciso”, che si bea della sua stessa bellezza.

Il tanto atteso “Zack Snyder’s Justice League” è un’operazione complessivamente discreta, con alcune scene da ricordare – apertura ed epilogo sono davvero molto suggestive, cariche di suspense e narrativamente stimolanti. Ma secondo me non entrerà negli annali del cinema di genere.

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Vittorio De Agrò
È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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