“800 eroi”: un kolossal cinese che racconta un atto di disperato eroismo

Guan Hu dirige un film dal budget faraonico, girato interamente con telecamere IMAX

Un film di Guan Hu. Con Zhi-zhong Huang, Hao Ou, Jiang Wu, Zhang Yi, Qianyuan Wang, Chen Li. Azione, 149′. Cina 2020

Nel 1937, durante il secondo conflitto sino-giapponese, 800 soldati dell’esercito cinese vennero distaccati a protezione di un deposito di armi che risultava fondamentale per la conquista di Shangai. Il rischio era che la probabile conquista di Shangai potesse tramutarsi nell’anticamera di una disfatta quasi sicura.

 

Il regista Guan Hu ha debuttato al cinema nel 1994 con “Dirt”, un film sulla nascente scena musicale rock di Pechino, e ha proseguito spaziando fra generi diversi, come la commedia nera, il gangster movie e persino il film romantico. Ma sembra che abbia una predilezione per le storie belliche, soprattutto quelle ambientate durante il secondo conflitto sino-giapponese (1937-1945) e la guerra di Corea (1950-1953).

La prima cosa che colpisce di “800 eroi” è la raffinatezza dell’immagine, frutto del lavoro combinato del direttore della fotografia Cao Yu e dello scenografo Lin Mu. Le scene d’azione, gli intensi primi piani e le riprese di una Shanghai elegante e decadente sono tutti di grande qualità. Parte del merito va ricercato anche nel fatto che il film è stato girato interamente con telecamere IMAX, grazie a un budget faraonico.

Il nuovo lavoro di Guan Hu, uscito nelle sale italiane il 25 giugno dopo la première europea al Far East Film Festival di Udine, è un blockbuster a tutti gli effetti, che ha incassato tantissimo nei cinema cinesi e si basa su un episodio della seconda guerra sino-giapponese, durante il quale ottocento soldati cinesi vennero chiamati a difendere dall’avanzata giapponese un magazzino in posizione strategica.

La sceneggiatura racconta la vicenda da diversi punti di vista: quello dei militari coinvolti nell’azione disperata, certo, ma anche quello dei borghesi che osservano dalla concessione internazionale di Shanghai, commentando l’assalto quasi fossero anche loro spettatori come noi davanti allo schermo. Non mancano i cliché sulla resistenza eroica e disperata contro il nemico, tra discorsi patriottici e quella sensazione di corsa contro il tempo e verso una morte certa.

La resistenza contro l’invasione giapponese è un tema ricorrente nei film bellici cinesi, e rimandano a una ferita che non si è ancora rimarginata. L’espansionismo nipponico ha causato rovina e distruzione in tanti paesi asiatici e forse non verrà mai dimenticato. Ma “800 eroi” non fa banali paragoni tra i giapponesi diabolici e i cinesi buoni e bravi; si sofferma invece sulla narrazione dell’eroica azione dei soldati, della loro determinazione e delle loro paure. Gli spari, le urla, il sangue e una certa retorica del sacrificio per la patria rimangono comunque centrali: si tratta di un film di guerra, dopotutto, e se non vi piace il genere difficilmente lo troverete accattivante.

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Originaria della provincia di Roma, vive tra l'Europa e la Cina, coltivando la sua passione per lo studio di società e culture. Dottoranda a Berlino, ama scrivere di cinema, viaggi e letteratura. Si ritiene democratica e aperta alla critica, purché non sia rivolta ai libri di Harry Potter.

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