Al cinema: Colonia

Un film di Florian Gallenberger. Con Emma Watson, Daniel Brühl, Michael Nyqvist, Richenda Carey, Vicky Krieps . Thriller, 110’. 2015

Colonia, Emma Watson, locandina

Le dittature rappresentano momenti drammatici nella storia di un Paese. Quando la democrazia viene sospesa e i militari decidono di assumere il potere con la forza, le conseguenze per la popolazione civile sono spesso tragiche.

La storia del Sud America è ricca, ahinoi, di pagine di questo tipo, grondati sangue e nefandezze.

Nel 1973, in Cile, con l’assassinio del Presidente socialista Salvator Allende, si aprì una guerra civile che portò il generale Pinochet al Governo e la nascita di una dittatura feroce e repressiva. Tutti gli avversari politici, e anche i semplici simpatizzanti della precedente amministrazione, furono perseguitati, arrestati, torturati.

Uno dei luoghi simbolo degli eccidi fu Colonia Dignitad, in apparenza una pacifica comunità religiosa guidata dal sacerdote laico Paul Schafer (Nyqvist), in realtà un luogo dove le violenze fisiche e psicologiche nei confronti dei prigionieri politici erano all’ordine del giorno.

Emma Watson, hostess tedesca infiltrata nella comunità. Colonia (2015)
Emma Watson, hostess tedesca infiltrata nella comunità. Colonia (2015)

Lo spettatore, ignaro come il sottoscritto, entra in questo spazio ameno ma al contempo dimenticato da Dio, seguendo le vicende di Lena (Watson), una giovane hostess tedesca che per amore del fidanzato Daniel (Brühl), attivista di Allende fatto prigioniero dai militari, decide di infiltrarsi nella comunità. Il violento e maschilista Schafer la gestisce con la forza e la manipolazione, imponendo regole rigide ai suoi adepti, drogati e vessati.

Le donne di Colonia sono invece sottoposte a continue umiliazioni fisiche e psicologiche da parte degli uomini, esaltati da una mentalità becera e insulsa che spazia tra il superuomo e il delirio religioso.

Lena accetta tutto questo pur di poter riabbracciare il suo Daniel che, fingendosi matto, escogita un modo per fuggire dalla comunità e raccontare al mondo l’orrore di Schafer, appoggiato dal governo e in parte anche dalle forze occidentali, anti-comuniste.

“Colonia” di Florian Gallenberger è un ibrido tra una storia d’amore e un film di denuncia politica. Il filone romantico è nel complesso debole e poco attraente, per via di una vicenda che non risulta particolarmente coinvolgente o incisiva.

L’inedita coppia artistica Watson-Brühl è fredda, non buca lo schermo e non riesce a costruire un ponte emotivo stabile con lo spettatore.

Michael Nyqvist ed Emma Watson in una scena del film. Colonia (2015)
Michael Nyqvist ed Emma Watson in una scena del film. Colonia (2015)

L’atmosfera cupa, opprimente e di negazione dei più basilari diritti umani di quel periodo è invece ben ricostruita, grazie all’interpretazione magistrale e carismatica di Michael Nyqvist. Il suo Schafer è cattivo, violento, amorale, incarna alla perfezione il lato più oscuro del regime. La sua è una performance degna di nomination agli Oscar 2017.

La sceneggiatura è nel complesso ben scritta, lineare e funzionale a costruire un impianto narrativo di buon livello e con un buon pathos, anche se forse sarebbe stato opportuno un maggiore approfondimento della realtà storica del Cile.

La regia di Florian Gallenberger è pulita, asciutta, scrupolosa, di respiro televisivo, ma capace di dettare i giusti tempi drammatici, mantenendo sempre alta la tensione e l’attenzione dello spettatore.

Il finale è la parte meno riuscita del film, frettoloso ed eccessivamente spettacolare rispetto al profilo minimal della pellicola. E nonostante questo lo spettatore non può che tirare un sospiro di sollievo per come si conclude la vicenda della giovane coppia protagonista, nonostante Colonia Dignitad rimanga una delle pagine più vergognose e tristi della storia del Cile.

 

Il biglietto da acquistare per “Colonia” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.





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