Al cinema | The birth of a nation – Il risveglio di un popolo

Un film di Nate Parker. Con Armie Hammer, Aja Naomi King, Jackie Earle Haley, Gabrielle Union, Nate Parker, Penelope Ann Miller, Aunjanue Ellis. Biografico, 117′. 2016

Alzi mano chi è stanco di vedere al cinema film incentrati sul tema del razzismo e storie di schiavitù dove gli uomini bianchi rivestono sempre il ruolo dei cattivi. Lo so, non potete farlo, perché temete di apparire insensibili o scorretti. Lo faccio io per voi senza problemi, perché in fondo il vostro inviato vi vuole bene.

Neanche due anni fa “12 anni schiavo” di Steve McQueen si è aggiudicato l’Oscar come miglior film, guadagnando anche la definizione, da critica e pubblico, di pellicola più bella e intensa che racconta il lato oscuro e ignobile degli Stati Uniti.

Quest’anno il Sundance Festival, prima tappa verso l’assegnazione delle statuette più ambite del cinema a stelle e strisce, ha visto la vittoria, a sorpresa, del film di Nate Parker “The birth of a nation”.

In questi mesi sul web ho letto parole entusiastiche su questa pellicola, indicata come una delle favorite per gli Oscar 2017. Ho assistito alla proiezione curioso soprattutto di capire che cosa questo film aggiunga sull’argomento rispetto a quello di McQueen.

Ebbene le differenze più evidenti tra le due pellicole sono l’uso della violenza e della fede. In “12 anni schiavo” il protagonista è vittima di un grave ingiustizia e trova conforto nella preghiera.

Nel film di Parker, invece, Nate Turner, spinto sin da bambino a studiare le Sacre scritture e divenuto da grande pastore, viene inizialmente sfruttata dai suoi carnefici per convincere gli altri schiavi che la loro condizione deve essere accettata perché voluta da Dio.

Nate decide poi di sottrarsi a questa situazione quando la moglie viene aggredita da un gruppo di schiavisti e di sfruttare la sua posizione per spronare gli altri alla ribellione.

Ispirato a una storia vera, il regista Parker sceglie di riscrivere provocatoriamente una pagina di storia, proponendo il concetto che per acquisire la libertà è necessario talvolta anche usare la violenza.

“The birth of a nations” è un film dai due volti. La prima parte è classica nell’affrontare la condizione terribile e inumana della schiavitù negli Stati Uniti del Sud; la seconda cambia radicalmente pelle, diventando brutale e cruda nel rappresentare la rivolta degli schiavi come al cinema non si era mai visto.

Una pellicola che scuote la coscienza dello spettatore, lo fa riflettere, e che sicuramente farà discutere.

Il cast è nel complesso di buon livello, adeguato ai rispettivi ruoli.

Lo stile registico di Nate Parker è pulito, diretto, intenso e coinvolgente, anche se di taglio televisivo e privo di particolari guizzi creativi o artistici.

Il finale, che evoca in qualche modo quello di “Braveheart”, suscita commozione e coinvolgimento, e lascia il pubblico con la domanda se esistano o meno casi in cui anche la violenza sia giustificabile.

 

Il biglietto da acquistare per “The birth of a nation” è: 1)Neanche regalato; 2)Omaggio; 3)Di pomeriggio; 4)Ridotto (con riserva); 5)Sempre.





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