“Dead for a dollar”: un western figlio dei tempi, classico ed essenziale

Walter Hill dirige un cast di prima grandezza per una storia che però è un omaggio e poco più

Un film di Walter Hill. Con Christoph Waltz, Willem Dafoe, Rachel Brosnahan, Hamish Linklater, Benjamin Bratt. Western, 114′. USA, Canada 2022

New Messico, 1897. Un ricco uomo d’affari di Santa Fe ingaggia il cacciatore di taglie Max Borlund per ritrovare e riportare a casa la moglie Rachel che è stata rapita e presa in ostaggio da Elijah Jones, un soldato afroamericano disertore. L’uomo scopre però che la donna è scappata volontariamente da un marito che non amava. Deve scegliere così se portare comunque a termine la missione per cui viene pagato o lasciar perdere. Intanto sulla sua strada compaiono altri nemici tra cui lo spietato proprietario terriero Vargas e soprattutto Joe Cribbens, un fuorilegge e giocatore professionista che Max aveva spedito in prigione anni prima e che ora si vuole vendicare.

 

C’era una volta il genere western delle origini, duro e puro. Poi negli anni ‘70 sono arrivati il genio di Sergio Leone, Clint Eastwood e le sue due espressioni (“con e senza cappello”, ndr) e le indimenticabili colonne sonore di Ennio Morricone e niente è stato più come prima.

Chi non ha sognato, da piccolo, di essere uno sceriffo, un pistolero oppure un bandito? Il selvaggio West dell’immaginario collettivo è un mondo dove le parole venivano spesso soppiantate dai fatti – prima si spara, poi, eventualmente, si parla -, dove la vita era una roulette russa.

Pur non essendo un particolare cultore del genere western, ne ho sempre apprezzato le peculiarità: la linearità narrativa, i dialoghi mirati, la chiarezza dei ruoli e i combattimenti rapidi quanto spettacolari.

Ecco, tale lunga premessa per dire che, dal mio punto di vista, “Dead for a dollar” di Walter Hill, presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, è una “copia di mille riassunti” piuttosto debole e compassata, un omaggio agli antichi fasti e nulla più.

Il film è vecchio nell’idea di partenza, scontato nello sviluppo e terribilmente auto-referenziale a livello attoriale. Walter Hill merita sicuramente un plauso per essersi lanciato in questo questa operazione nostalgia, convincendo pezzi da novanta del calibro di William Defoe e Christoph Waltz a mettersi in gioco in ruoli così vecchio stile, viste le rispettive e gloriose carriere.

Ma proprio lo stile e l’atmosfera d’annata si rivelano il tallone d’Achille della pellicola, che non riesce a scrollarsi di dosso la vicinanza con i celebri precedenti. A “Dead for a dollar” manca del tutto una propria cifra caratteristica, un qualche elemento distintivo.

Un film che difficilmente passerà alla storia del cinema, anche solo western. Il suo principale pregio? Far immergere il pubblico in un mondo selvaggio e affascinante come quello dell’West, che vuoi o non vuoi ha sempre i suoi motivi di interesse.

 

Il biglietto da acquistare per “Dead for a dollar” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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