“Il truffatore di Tinder”: su Netflix una incredibile storia vera che sa di giallo

Il racconto ben diretto di un bugiardo patologico dei sentimenti online e delle sue vittime

Un film di Felicity Morris. Documentario, 114′. Gran Bretagna 2022

Tra uno swipe e l’altro, trovare l’amore online non è facile. Per questo Cecilie non crede ai propri occhi quando fa match con un playboy ricco e belloccio, scoprendo che è l’uomo dei suoi sogni. Ma la realtà si rivela ben diversa: quando la donna si rende conto che il sedicente uomo d’affari internazionale non è chi dice di essere, lui le ha già preso tutto e la favola lascia il posto a un thriller con vendetta. Cecilie scopre chi sono le altre persone finite nel mirino, le donne uniscono le forze e smettono di essere vittime, dando al truffatore pane per i suoi denti. 

 

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio, recita il detto. In un mondo in cui l’onestà è diventata una virtù per pochi – o per allocchi, decidete voi – è sempre più difficile dare credito al prossimo, scegliere di affidarsi a un altro dal punto di vista emotivo, ed economico.

Oggi, anche a causa della pandemia, i rapporti sono diventati sempre più virtuali. Le persone non si incontrano più, non si abbracciano e non parlano dal vivo, preferiscono dialogare e conoscersi attraverso uno schermo.

C’erano una volta gli anni ‘90, con le agenzie matrimoniali e gli speed date. Adesso il mercato dei sentimenti è saturato dalle app. App come Tinder, con i suoi milioni di iscritti, chi alla ricerca dell’anima gemella, chi di un incontro mordi-e-fuggi. La parola d’ordine, comunque, è rapidità. Non c’è il più tempo né la pazienza per conoscersi, innamorarsi, capire davvero chi abbiamo “davanti”.

Ma in questo tritacarne digitale, tra le tante persone in buona fede, possono nascondersi orchi, pericoli, veri e propri truffatori… A uno di questi, e alla sua incredibile storia vera, degna della migliore sceneggiatura cinematografica, è dedicato il documentario “Il truffatore di Tinder” di Felicity Morris, disponibile dal 2 febbraio su Netflix.

Tinder, dicevamo, la app di incontri più famosa al mondo, dove ogni utente può valutare possibili partner e, in caso di interesse, iniziare a costruire qualcosa. Personalmente non l’ho mai usata; sono ancora legato agli obsoleti ma affidabili metodi classici di corteggiamento.

La storia su Netflix può essere considerata da tre diversi punti di vista. Il primo è positivo: esistono ancora, nel 2022, la voglia di fidarsi e di innamorarsi. Tre giovani donne single, provenienti dal nord Europa, credono all’amore e si fidano di una persona conosciuta online, un tale Simon, che si presenta come l’uomo dei sogni, bello, ricco. A ognuna delle tre ragazze sembra di vivere un sogno.

Il secondo è che l’apparenza inganna. E se il detto è valido in ogni circostanza, quando si tratta di internet e del mondo virtuale – dove ogni immagine o informazione può essere contraffatta – lo è se possibile ancora di più. Simon Leviev, sedicente milionario ebraico, ha fatto della truffa la sua vita. Un bugiardo patologico, che sembra vivere una vita eccitantissima.

Il terzo e ultimo è la contrapposizione tra l’impotenza dei Governi – che non riescono ad afferrare un pesce piccolo che però ha già fatto grandi danni – e la forza e perseveranza delle tre giovani vittime, danneggiate dal punto di vista emotivo ma anche economico, che insieme riescono dove soggetti più potenti e attrezzati hanno fallito.

“Il truffatore di Tinder” è un giallo ricco di colpi di scena. Lo schema utilizzato da Simon per la sua truffa è sempre lo stesso: l’incontro online con la malcapitata di turno; la costruzione di un rapporto (reale o virtuale che sia) che sa di favola; la richiesta di denaro, che solitamente la ragazza soddisfa, in virtù del rapporto del punto precedente; la sparizione di lui.

Le tre donne, travolte dall’accaduto, iniziano a interrogarsi. E alla fine riescono ad acchiappare il truffatore. Ma questa non è una favola a lieto fine né il racconto del trionfo della giustizia. Le tre vittime sono riuscite a metterlo spalle al muro, ma poi lui è tornato alla sua vita, alle sue truffe, alla sua inafferrabilità.

Nel momento in cui il documentario è uscito su Netflix Simon Leviev stava ancora operando, i suoi dati e i suoi account attivi online. Ancora qualche giorno e difficilmente potrà farlo con questo nome. Almeno una piccola vittoria.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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