Polvere d’arte: Italia tra scosse, crolli e patrimonio da tutelare

di Luciaconcetta Vincelli

 

Il terremoto tormenta l’Italia ancora una volta, provocando perdite inestimabili in termini di vite umane prima di tutto, ma non solo. Il sisma che nella notte del 24 agosto ha sconvolto le regioni del centro ha portato al danneggiamento anche di monumenti storici e beni architettonici.

Ad Amatrice (uno dei borghi più belli d’Italia nel 2015) è crollata parte della Chiesa romanica di Sant’Agostino, la facciata della basilica di San Francesco, il Museo Civico; a Norcia, invece, è stata parte della chiesa di San Benedetto a non reggere alle scosse.

Un'immagine della chiesa di San Giovanni ad Amatrice dopo il sisma.
Un’immagine della chiesa di San Giovanni ad Amatrice dopo il sisma.

I dati dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dell’Iscr (Istituto superiore per la conservazione e il restauro) raccontano una situazione inquietante. In Italia sono 14.000 i beni culturali a rischio frane, 28.000 quelli a rischio alluvioni. Solo nella città di Roma si registra un potenziale degrado su 3.660 monumenti.

Assumendo che la bellezza sia un presupposto di civiltà – e la tradizione italiana ha fatto spesso di questo principio il suo motto – non sarà difficile immaginare il peggioramento della qualità della vita in casette di legno o in scarni edifici prefabbricati, rispetto alla familiare accoglienza di architetture storiche e artistiche.

Insieme alle case, alle persone, sta svanendo anche la nostra presenza identitaria di cittadini e di italiani. L’essenza di Amatrice è compromessa dal cedimento del suo simbolo, la statua di Nicola Filotesio, meglio noto come Cola dell’Amatrice.

Un'immagine dei crolli esterni alla Chiesta di Sant'Agostino ad Amatrice.
Un’immagine dei crolli esterni alla Chiesta di Sant’Agostino ad Amatrice.

In Italia il patrimonio artistico da tutelare è vastissimo, ma il rischio che un monumento o punto di interesse sia lasciati al loro destino è altrettanto grande.

È il caso della Via dell’Amore, una passeggiata a picco sul mare tra Riomaggiore e Manarola, nelle Cinque terre liguri, chiusa a causa di una frana nel settembre 2012. Il tempo passa, ma nessun progetto di recupero è stato ancora avviato.

Discorso analogo per il Sacrario militare sul Colle Leiten, ad Asiago (Vicenza), a 1058 m sul livello del mare, progettato dall’architetto Orfeo Rossato nel 1934. Al di sopra della cripta, l’Arco trionfale è purtroppo inagibile da tempo, salve sporadiche aperture per visite istituzionali.

Il parco archeologico di Altilia-Saepinum in Molise
Il parco archeologico di Altilia-Saepinum in Molise

E se in certi casi la chiusura e una striscia rossa danno almeno modo di pensare, altre volte la cultura viene semplicemente e sfacciatamente abbandonata all’incuria o a utilizzi impropri. È il caso del sito archeologico di Altilia-Saepinum, in Molise, trasformato in pascolo e passaggio rurale per case e fabbricati recenti.

Inutili gli appelli degli addetti ai lavori. Oltre a Vittorio Sgarbi che dice no alle “new town” nelle zone terremotate, lo storico dell’arte Tommaso Montanari esorta tutti, cittadini e governo, a tutelare la nostra eredità, definendolo un gesto di “difesa civile, morale, intellettuale”.

D’altronde, se l’intenzione è davvero quella di fare passi avanti costruendo, evitando però riscritture vuote, occorre prima raggiungere la consapevolezza e il rispetto del passato, rinforzare la sua presenza e partire da quelle fondamenta. È ciò che conferma anche lo storico dell’arte Salvatore Settis: “La bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza”.





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