“Noi”: un horror politico, intelligente e teso, ironico e stratificato

Dopo il clamoroso successo di "Scappa - Get out", Jordan Peele torna con un nuovo horror

Un film di Jordan Peele. Con Lupita Nyong’o, Winston Duke, Elisabeth Moss, Tim Heidecker, Yahya Abdul-Mateen II. Horror, thriller, 116′. USA 2019

In Tv uno spot pubblicizza l’iniziativa di beneficenza “Hands Across America”. Siamo nel 1986, quando sei milioni e mezzo di americani si tennero per mano e fecero donazioni per combattere fame e miseria. Un’immagine che colpisce la piccola Adelaide e che colpirà anche il suo doppio, incontrato una notte in una casa degli specchi in un Luna Park. Ai giorni nostri Adelaide è cresciuta, ha più o meno superato il trauma, e ha una famiglia, ma di nuovo una vacanza alla spiaggia scatena minacciosi doppi e questa volta non solo suoi, bensì di tutta la sua famiglia.

 

Dice Dante a Virgilio nel XXIX canto dell’Inferno: “credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa”, riferendosi ai seminatori di discordia, che popolano le Malebolge. E la saggezza popolare gli fa eco con il detto: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Non avremo mai la certezza che il buon Jordan Peele abbia letto il Sommo Poeta o sentito il proverbio sopracitato, ma ci piace pensare  che il regista americano nello scrivere la sceneggiatura del suo secondo, atteso film “Noi”, dopo il clamoroso successo riscosso da “Scappa – Get out”, sia stato in qualche modo ispirato da queste parole.

Questa storia, così come la precedente, è destinata a far parlare di sé non solo per quanto riguarda l’ambito artistico, ma per le implicazioni politiche e sociali. “Noi”, infatti, non è un “semplice” horror, ma una vera e propria pellicola d’autore.

Con la sua ricca sceneggiatura, e le molteplici chiavi di lettura, la pellicola rappresenta una critica progressista alla – discutibile – politica americana degli ultimi trent’anni. A differenza di tanti colleghi, infatti, Peele amplia lo spettro di osservazione, non limitandosi alla tanto criticata america di Trump ma tornando indietro nel tempo fino al 1986.

“Noi” è un film politico travestito da film di genere, che mantiene sempre viva la sua anima e la sua identità. Ma lasciando a ognuno il compito di fare le proprie riflessioni politiche e sociali, voglio limitarmi a parlare del film in quanto tale.

Cercando di alzare l’asticella, Peele compie paradossalmente un passo indietro rispetto al suo esordio sul piano della fluidità e della linearità narrativa. Allo spettatore si richiede una grande concentrazione, per cogliere ogni parola e ogni sguardo e soprattutto analizzare e memorizzare i continui flashback e il loro contenuto.

Entrare nel vivo della storia ed empatizzare con i personaggi, per chi guarda, non è semplice. E questo a dispetto di un cast di assoluto valore dove spiccano Lupita Nyong’o e la giovanissima Shahadi Wright Joseph.

Volendo azzardare un paragone estetico e registico, “Noi” di Jordan Peele somiglia, nei pregi e nei difetti, al remake di “Suspiria” diretto da Guadagnino. Entrambi i film sono belli, eleganti, maturi ma anche così ricchi di tematiche da finire per dispedere parte della potenza della sceneggiatura e del pathos.

Tra scene di violenza alternate a passaggi filosofici ed esistenziali, “Noi” è un film che lascia sgomenti. E conferma che i “mostri” di oggi non hanno origini poi tanto lontane – e molto spesso fanno parte di noi.

 

Il biglietto da acquistare per “Noi” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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