Un film di Jae-Han Lee. Con Lee Jung-Jae, Lee Beom-soo, Se-Yeon Jin, Liam Neeson, Mathew Darcy, Sean Dulake. Azione, 111′. Corea del Sud, 2016

 

Ogni Paese ha nella sua storia eroi e gesta coraggiose, che ancora oggi vengono portate a modello per i giovani. Ricordare la dura lotta verso la libertà è un atto dovuto, perché il benessere di oggi spesso arriva da un passato di sacrificio e dolore.

“Operation Chromite” di Jae-Han Lee altro non è che un omaggio ai soldati sudcoreani che diedero la vita, a inizio guerra fredda, pur di liberare il proprio paese dalla Corea del Nord.

25 giugno 1950. La Corea del Nord invade la Corea del Sud con l’aiuto di Cina e Russia. La capitale Seul cade in tre giorni, il resto del paese in un mese.

Per rispondere all’attacco il generale MacArthur, comandante delle forze Onu, pianifica uno sbarco nella città portuale di Incheon. L’operazione, nome in codice di “Operation Chromite”, ha pochissime probabilità di successo, ma un esito positivo potrebbe cambiare le sorti della guerra.

Sotto la guida di MacArthur (Neeson), l’unità speciale X-RAY riesce a infiltrarsi nella città, occupata dai nordcoreani del Comandante Lim Gye-Jin (Beom-soo), per preparare lo sbarco delle forze Onu.

Sette soldati insieme al capitano Jang Hak-soo (Jung-Jae) si fingono nordcoreani e cominciano a raccogliere informazioni, ma quando la loro copertura salta rimane soltanto una possibilità per condurre le forze delle Nazioni Unite a Incheon.

“Operation Chromite”, come è inevitabile in questo genere di film, trasuda retorica patriottica e netta divisione tra buoni e cattivi da ogni poro, e questo nuoce alla bontà complessiva del progetto.

Sarebbe stato opportuno asciugare il testo, tagliando alcune scene superflue, per non appesantire la pellicola e rendere ritmo e pathos meno discontinui.

Vizi di forma a parte, il film risulta interessante, scorrevole e coinvolgente nel suo parlare non solo di guerra e spionaggio ma anche di eroismo e coraggio.

Nonostante la retorica, “Operation Chromite” mantiene nel complesso una sua credibilità e identità, merito anche di un cast sudcoreano di buon livello. A nostro parere merita una menzione speciale Lee Beom-soo nel ruolo dello spietato comandante Lim Gye-Jin, per la sua capacità di trasmettere al pubblico il fanatismo tipico di ogni regime autoritario.

Un film meritevole di essere visto per conoscere la storia di questo gruppo di uomini che per la Patria furono disposti all’estremo sacrificio. Concetto che oggi ci sembra davvero impensabile.

 

Il biglietto da acquistare per “Operation Chromite” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio (con riserva). Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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