“The guilty”: un remake sfarzoso ma non indimenticabile

Jake Gyllenhaal nel film di Antoine Fuqua presentato a Toronto e adesso disponibile su Netflix

Un film di Antoine Fuqua. Con Jake Gyllenhaal, Paul Dano, Ethan Hawke, Peter Sarsgaard, Christina Vidal, Adrian Martinez. Poliziesco, 90′. USA 2021

Joe Baylor è un agente di polizia di Los Angeles che lavora come operatore al numero per le emergenze 911. La sua vita personale è in crisi: si sta separando dalla moglie e cerca, appena può, di parlare con la figlia. Inoltre il giorno dopo dovrà andare in tribunale per un processo che lo vede coinvolto come imputato in cui si gioca la carriera. Quella sera, la polizia riceve molte richieste di aiuto anche a causa dei numerosi incendi che stanno devastando alcune aree della metropoli statunitense e della California. Tra le chiamate che riceve Joe, c’è quella di Emily, donna vittima di un rapimento. L’agente capisce subito che non c’è tempo da perdere e deve affidarsi alle sue capacità e alla sua intuizione per cercare di salvarla.

 

La corsa al remake – che si basa sulla convinzione, molte volte errata, che bastano solo maggiori risorse per ripetere o perfino superare il successo di un primo film – andrebbe in qualche modo regolamentata, almeno per quanto riguarda Hollywood.

Negli States la moda di recuperare e riproporre storie del passato spopola, ma i risultati non sono sempre memorabili. È il caso di “The guilty” di Antoine Fuqua, disponibile dal 1 ottobre su Netflix, remake del solidissimo “Il colpevole – The Guilty” del 2018, diretto da Gustav Möller, che arrivò fino alla cinquina finale degli Oscar.

Presentato in anteprima al Toronto Film Festival e adesso disponibile in streaming, il film fallisce nell’ambizioso obiettivo di superare o quanto meno eguagliare l’originale.

Se li avete visti entrambi potrete confermalo, il confronto è impietoso. Il “nuovo” Colpevole appare fin dalle prime scene solo una copia sbiadita, per quanto sfarzosa. Se invece non conoscete l’originale, la visione, pur non memorabile, vi risulterà intrigante, avvolgente.

La sceneggiatura di Nic Pizzolatto non è esplosiva, intensa o spiazzante come ci saremmo potuti aspettare vista la fama dell’autore. E nonostante Jake Gyllenhaal abbia convintamente sposato il progetto, ricoprendo il duplice ruolo di attore e produttore, sul versante recitativo ci ha convinto solo a tratti.

Negli anni abbiamo ammirato l’attore per il suo essere camaleontico e poliedrico, abile a plasmare corpo e personalità a seconda del personaggio. L’Academy lo ha colpevolmente ignorato a più riprese, ma dubito fortemente che sarà il ruolo di Joe Bayler a far cambiare idea a chi di dovere.

“The guilty” amplia la prospettiva rispetto al film danese, ma così facendo disperde parte della forza della storia. Anche l’importanza capillare delle parole (che nel film del 2018 erano più importanti delle immagini) si perde. Fuqua punta tutto sul suo protagonista, dimenticando che il cuore della vicenda era un altro. Peccato. 

 

Il biglietto da acquistare per “The guilty” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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