“Una Cenerentola a Manhattan”: quando la scarpetta si perde in metro

Il romance di Felicia Kingsley, edito da Newton Compton, riscrive in chiave moderna la celebre fiaba

Se avete un po’ di familiarità con le mie recensioni saprete che non sono una lettrice accanita di romance, chick lit e narrativa erotica (dei cosiddetti generi “rosa”, per intenderci). Una Cenerentola a Manhattandi Felicia Kingsley, edito da Newton Compton, è stato quindi una deviazione rispetto alle mie letture classiche.

Nonostante la mia scarsa passione per il genere e nonostante avessi letto online pareri contrastanti, devo dire che il libro mi ha sorpresa in positivo, regalandomi tre giorni piacevoli, leggeri quanto basta ma non svilenti.

Tra le critiche che vengono mosse al nuovo romanzo della Kingsley c’è quella di aver inserito scene escplicite di sesso più in linea con “50 sfumature di sesso” che con una storia frizzante e ironica alla “I love shopping”. Non sono una fan dell’erotismo sbandierato a tutti i costi ma confesso che questi momenti da bollino rosso non mi hanno infastidita più di tanto…

Prima di tutto perché non sono decine ma giusto tre o quattro, poi perché hanno una loro coerenza, si inseriscono bene nella trama e non sembrano messi lì soltanto per intercettare i gusti del pubblico. Per finire – motivo più importante che è anche quello per cui ho apprezzato “Una Cenerentola a Manhattan” – perché Riley e Jesse, i protagonisti della storia, sono credibili. Sì, sono credibili anche quando fanno sesso.

A mio modesto parere uno dei grandi limiti della narrativa “per signore e signorine” è quello di prevedere personaggi sempre uguali, stereotipati, irrealistici. Per un lettore medio è complicato entrare in sintonia con questa schiera di uomini e donne perfetti, bellissimi, con due o tre neuroni funzionanti nel complesso.

I personaggi della Kingsley, invece, non respingono chi legge con la loro perfezione – per quanto, chiaramente, sia lui che lei siano effettivamente belli e ricchi e di successo – ma permettono di avvicinarsi e di entrare in sintonia con le loro vicende. Perché hanno reazioni umane e comprensibili e quella giusta dose di grane e di sfortune che li rendono simpatici.

Certo, Riley è stranamente ingenua per essere una ventisettenne dei giorni nostri – a chi, al tempo di internet, delle serie tv e dell’informazione di massa non verebbe in mente che i propri genitori milionari potrebbero aver lasciato un fondo e/o delle proprietà a suo nome? – ma anche quello fa parte del personaggio.

I comprimari – soprattutto la matrigna e le sorellastre – sono di tutta un’altra pasta, ma da un romanzo che si propone chiaramente, fin dal titolo e dall’immagine di copertina, di essere una rivisitazione in chiave moderna e newyorkese della celebre fiaba non ci si aspetta molto di diverso.

Una Cenerentola a Manhattan” è un romanzo senza grandi pretese che però, secondo me, riesce a essere mediamente più profondo degli altri romance in circolazione. Ci sono il “principe azzurro”, la favola e tutto quanto ma anche dei passaggi più “alti” (come quelli che riguardano gli anziani coniugi amici di Riley o il suo dolore per la morte dei genitori).

Insomma, un libro che fa sognare, sorridere e venire voglia di innamorarsi – in caso non lo siate già! – ma anche guardare con positività alla vita e alle cose – e persone – belle che abbiamo ogni giorno vicino.

 

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Giornalista per passione e professione. Mamma e moglie giramondo. Senese doc, adesso vive a Londra, ma negli ultimi anni è passata per Torino, per la Bay area californiana, per Milano. Iscritta all'albo dei professionisti dal 1 aprile 2015, ama i libri, il cinema, l'arte e lo sport.

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