“Acque profonde”: un thriller privo di tensione, che annoia lo spettatore

Ben Affleck e Ana de Armas, bellissima, nell'adattamento del romanzo di Patricia Highsmith

Un film di Adrian Lyne. Con Ben Affleck, Ana de Armas, Rachel Blanchard, Tracy Letts, Lil Rel Howery. Thriller, 153′. USA 2022

Vic e Melinda Van Allen sono sposati da tempo, hanno una casa grande e una bellissima figlia, Trixie. D’altronde bellissima, anzi da mozzare il fiato, è anche Melinda, donna splendida ma irrequieta, tanto che nel vincolo matrimoniale proprio non ci riesce a stare, e sceglie così amanti belli e giovani con cui passare nottate di sesso e alcol. Momenti che Melinda sadicamente non nasconde a Vic: invita i suoi amanti a casa, li stuzzica a cena davanti al marito, infine non esita a lasciare le porte socchiuse poco prima di iniziare a divertirsi con loro. Un gioco la cui parte più dilettevole per Melinda è proprio mettere Vic a conoscenza di tutto, umiliandolo. Gioco che però si rivela pian piano sempre più pericoloso.

 

Ho grande rispetto e stima per il regista Adrian Lyne, che ci ha regalato pellicole iconiche come “Nove settimane e mezzo”, “Proposta indecente”, “L’amore infedele”, rendendo il genere erotico autoriale, elegante e sofisticato.

Ma, dopo vent’anni, tornare dietro la macchina da presa per realizzare “Acque profonde”, disponibile su Prime Video dal 18 marzo, è oggettivamente una caduta di stile, un netto autogol.

“Acqua profonde” è noioso, lento, vecchio, tutto il contrario del thriller ad alto tasso erotico che l’abile ufficio stampa ha presentato in questi mesi su giornali e social.

Nonostante la bellezza sfolgorante di Ana de Armas, il film sembra incapace di trasmettere una qualsivoglia emozione. La sceneggiatura è banale, insulsa. Il gioco di specchi, la seduzione e le provocazioni continue tra i due coniugi Vic e Melinda appare stucchevole, freddo.

“Acqua profonde” dovrebbe raccontare un vulcano di emozioni e travagli sentimentali che covano sotto la cenere, mettere in scena la rappresentazione di un’ira fredda e spietata e sviluppare anche il tema di un amore tossico e di un rapporto malato di dipendenza.

Eppure di tutto questo nella sceneggiatura e nella messa in scena non c’è traccia. E il film, scena dopo scena, assume piuttosto i contorni di una commedia grottesca o della pantomima di un thriller erotico.

Anche il tema della gelosia repressa e spietata, che Ben Affleck dovrebbe incarnare riscrivendo, per certi versi, la figura dell’Otello shakespeariano, è sviluppato in modo oggettivamente fallimentare. Affleck ci prova con tutto se stesso a esprimere con i silenzi e con lo sguardo perennemente corrucciato il proprio inferno interiore, ma ottiene il risultato opposto.

Lo spettatore, insomma, sprofonda, suo malgrado, nelle “acque profonde” della noia e dell’irritazione durante la visione, e viene salvato, solamente a tratti, dal sorriso magnetico e dalla presenza scenica di Ana de Armas, unico elemento positivo di un film altrimenti dimenticabile e senza senso.

 

Il biglietto da acquistare per “Acque profonde” è:
Neanche regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto. Sempre.

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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