“Climbing Iran”: storia dell’iraniana Nasim Eshqi che scala le montagne

Il documentario dell'italiana Francesca Borghetti è delicato, bellissimo dal punto di vista visivo

Un film di Francesca Borghetti. Con Nasim Eshqi. Documentario, 53′. Italia 2020

Nasim Eshqi, iraniana, e Francesca Borghetti, italiana, si scrivono via chat dall’Iran all’Italia. Si sono messe in contatto dopo che Francesca ha letto di lei come l’unica donna capace di aprirsi delle vie sulle montagne dell’Iran. Francesca vorrebbe raccontare la storia di Nasim al mondo e per farlo si pone delle questioni di rappresentazione: può ritrarla senza velo? La risposta di Nasim è chiara: fuori dal suo Paese islamico, l’Iran, sì. E allora la regista attinge al suo repertorio di foto private, dalle quali si evince un percorso di evoluzione impervio e anticonformista. Nata nel 1982, a nove anni secondo la legge islamica ha dovuto mettersi il velo e coprire pelle e capelli. Quello è stato il discrimine, per lei e sua sorella, rispetto alla vita dei due fratelli maschi, che prima non avvertivano differenze con le sorelle.

 

Dove può arrivare la determinazione di una donna? Fin dove riesce a spingere una passione? Ma soprattutto quale prezzo si è disposti a pagare per la libertà? Queste e molte altre domande sono contenute nel bel documentario “Climbing Iran” della regista Francesca Borghetti, presentato un anno fa ad Alice nella città e adesso in uscita al cinema.

Il film racconta la storia dell’iraniana Nasim Eshqi, free climber professionista. Fin da piccola Nasim era attratta da sport e attività maschili, tanto da praticare anche sport parzialmente vietati alle donne nel suo Paese. Nell’arrampicata ha trovato poi la sua dimensione.

Attraverso uno sguardo rispettoso e parzialmente esterno, Francesca Borghetti lascia completo spazio alle parole e ai pensieri della protagonista, lasciandola libera di raccontare e mostrarci il suo straordinario rapporto con la natura e, in particolar modo con la montagna, che, a suo dire, è riuscita anche a tirare fuori quella sua parte femminile da sempre nascosta.

“Climbing Iran” dura poco meno di un’ora, ma l’uso di riprese mozzafiato dall’alto e di scenari mirabilmente fotografici rendono la visione, per quanto breve, un vero piacere per gli occhi. Ciò che si vede e ciò che si racconta è talmente bello che, quando arrivano i titoli di coda, già se ne avverte la mancanza.

Francesca Borghetti affronta tematiche delicatissime come la religione e la condizione della donna in Medio Oriente, e lo fa con rispetto e delicatezza. Il femminile, alla fine, è il centro di tutto. A partire dalla locandina, rosa come lo smalto della protagonista.

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Nata a Napoli, a otto anni si trasferisce in provincia di Gorizia dove si diletta di teatro. Torna nella sua amata città agli inizi del nuovo millennio e qui si diploma in informatica e comincia a scrivere - pensieri, racconti, per poi arrivare al primo romanzo, "Anime". Nel frattempo ha cambiato di nuovo città e scenario, trasferendosi nelle Marche. Oggi conduce per RadioSelfie.it "Lo chiamavano cinema", un approfondimento settimanale sulla settima arte, e scrive articoli sullo stesso tema.

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