David di Donatello 2019: “Dogman” pigliatutto. Bene “Sulla mia pelle”

Serata ricca di ospiti italiani e internazionali e intermezzi ma piuttosto povera di emozioni

Si è tenuta ieri la cerimonia di consegna dei 64° David di Donatello, gli Oscar del cinema italiano (per quanto i paragoni con la scintillante notte hollywoodiana non giochino mai a nostro favore). La serata – trasmessa in diretta su Rai 1 con la conduzione di Carlo Conti – era comunque molto attesa.

Un’edizione che era stata annunciata ricca di novità – di cui abbiamo in parte già parlato nel nostro pezzo di presentazione dell’evento (che potete leggere qui). A me spetta, come di consueto, un commento su vincitori e vinti.

È Matteo Garrone con “Dogman” il mattatore di serata. La pellicola presentata a Cannes porta a casa nove statuette sui sedici per cui era nominato. Tra questi ricordiamo quello per il miglior film, per il miglior regista, per il miglior attore non protagonista a un convincentissimo Edoardo Pesce.

Bene anche “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini – premiato niente meno che Tim Burton, David alla carriera, come miglior regista esordiente. La produzione Netflix si aggiudica anche altri tre David, compreso quello al miglior attore protagonista vinto da Alessandro Borghi.

Nonostante i tanti ospiti italiani e internazionali, e gli intermezzi musicali di livello come quello con protagonista Andrea Bocelli e il figlio Matteo, la serata non è stata particolarmente emozionante.

Elena Sofia Ricci – al momento di ricevere il premio come miglior attrice protagonista in “Loro” – ha sottolineato non senza ironia il mancato invito a Paolo Sorrentino. Dario Argento, premiato con un David speciale, ha commentato anche lui con un “Questa è la prima volta in quarant’anni di cinema, grazie” piuttosto polemico. Poco altro da segnalare.

Personalmente ho gioito per le vittorie di “Dogman” e storto il naso davanti ai mancati riconoscimenti portati a casa da “Lazzaro felice” di Alice Rohrwacher, a mio avviso uno dei migliori film in lizza, e ai pochi ottenuti da “Chiamami col tuo nome” (nonostante faccia strano veder premiato ai David 2019 una pellicola già “datata”).

Un’edizione dei premi rinnovata ma non particolarmente emozionante. Voi che ne pensate?

 

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Classe 1996, marchigiana d’origine, studia comunicazione a Roma e ha trovato il modo di coniugare la passione per il cinema e quella per la scrittura... Come? Scrivendo sul e per il cinema dal 2015. Ha all'attivo diverse esperienze sul set, con registi del calibro di Matteo Garrone, e sogna un giorno di veder realizzato il suo film.

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