“Everything will be ok”: modellini in scala ridotta per un film particolare

Il documentario distopico del cambogiano Rithy Panh fa riflettere sulla natura del potere

Un film di Rithy Panh. Documentario, 98′. Francia, Cambogia 2022

Dopo un secolo di ideologie genocide e specismo distruttivo, gli animali hanno ridotto in schiavitù gli essere umani e hanno conquistato il mondo. In un’ondata di speranza, le statue del passato sono state rimosse ma ne sono anche state erette di nuove, per sopprimere la volontà delle persone. Adesso questo è un paese di scimmie, cinghiali e leoni, e una rivoluzione zoologica sta invertendo e ricreando le atrocità del XX secolo.

 

Se dovessi descrivere in modo immediato e conciso “Everything will be ok” di Rithy Panh, presentato in concorso alla Berlinale, direi che è uno dei film più “da festival” che si possano presentare a un festival – e quale miglior kermesse di questa berlinese, per un’opera di questo tipo?

Il regista cambogiano (che qui a Berlino è praticamente di casa) utilizza la tecnica del diorama, cioè di modellini in scala ridotta, per dare vita a un documentario distopico, dove gli animali, dopo secoli di soprusi, si sono ribellati agli umani e hanno preso il sopravvento.

La voce narrante guida lo spettatore tra riflessioni sul senso del potere e sulla circolarità della storia, mentre gli animali, nuovi padroni del mondo, un tempo oppressi, adesso oppressori, guardano filmati provenienti dagli archivi degli umani, discorsi di vecchi dittatori e immagini crude di bestie al macello. I monumenti del passato vengono abbattuti, ma ne vengono anche eretti di nuovi. Chi garantisce che gli errori non si ripetano?

Guardando “Everything will be ok” è impossibile non notare i riferimenti alla “Fattoria degli animali” di George Orwell – per dirne uno, i cinghiali sono i nuovi governatori. Ma ciò che colpisce di più è come pupazzi e modellini, pur restando immobili, siano capaci di trasmettere movimento ed emozioni.

Lo stile particolarissimo di questo documentario lo rende unico tra i titoli in gara per l’Orso d’Oro e potrebbe valergli qualche premio. Questo “film di animazione che non è un film d’animazione”, per utilizzare le parole di un amico, non è semplice da vedere ma fornisce sicuramente degli spunti interessanti su cui ragionare.

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Originaria della provincia di Roma, vive tra l'Europa e la Cina, coltivando la sua passione per lo studio di società e culture. Dottoranda a Berlino, ama scrivere di cinema, viaggi e letteratura. Si ritiene democratica e aperta alla critica, purché non sia rivolta ai libri di Harry Potter.

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