“Hidden letters”: un viaggio nelle lingua segreta delle donne cinesi

Il documentario di Violet Du Feng e Zhao Qing è esteticamente originale e rivelatore

Un film di Violet Du Feng, Zhao Qing. Documentario, 88′. Cina, USA, Norvegia, Germania 2022

Nushu è una forma di scrittura vecchia di secoli, condivisa tra le donne cinesi così che potessero comunicare tra loro, dando speranza e creando un senso di comunità in un’epoca in cui alle donne era proibito leggere o scrivere. Le millennial Hu Xin e Simu hanno imparato l’arte di Nushu, con l’intenzione di potare avanti la pratica di un’arte importante nel panorama dell’emancipazione femminile.

 

In un mondo che si ritrova a interrogarsi sempre più spesso sulla Cina, guardando con curiosità alla sua cultura e alla sua società, un documentario come Hidden Lettersè esattamente quello che serve ai sinofili ma anche agli spettatori semplici per capire il Paese nelle sue contraddizioni ma con occhi obiettivi.

Nel Sud della Cina, in un paesino rurale, restano le ultime tracce e testimoni di una lingua segreta, inventata dalle donne per le donne, che da decenni si tramanda di generazione in generazione.

L’occhio obiettivo e intelligente di Violet Du Feng, al suo debutto, offre allo spettatore la rara opportunità di insinuarsi nei profondi legami di sorellanza, amicizia e solidarietà che persistono tra le generazioni di donne che ancora praticano l’arte orale e scritta del nüshu (女书).

In questo viaggio nella storia e cultura cinese, Du Feng si interroga sulle pressioni sociali che le donne vivono, su come queste incidano sulla vita di tutti i giorni, ma anche su come nell’amicizia e solidarietà si trovi una sorta di catarsi in grado di lenire le ferite inferte da secoli di disuguaglianza e oppressione.

Gli uomini non sono però demonizzati ma vengono quasi smascherati come passivi esecutori di atteggiamenti e aspettative che non capiscono fino in fondo.

In una società profondamente patriarcale, dove uomo e donna sono vittime di ruoli sociali ben definiti da indissolubili legami di obbedienza e sottomissione, “Hidden letters” non giudica, ma rivela il lato umano e emotivo di chi è costretto a vivere dentro questi ruoli.

E lo fa con un’estetica tutta sua, molto originale: come lo stile calligrafico di nüshū riflette l’eleganza delle donne, così le inquadrature e i colori delle scene riflettono la bellezza e la poesia che nasce nella solidarietà tra donne.

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Bolognese di nascita, cittadina del mondo per scelta, rifugge la sedentarietà muovendosi tra l’Inghilterra (dove vive e studia da anni), la Cina, l’Italia e altre nazioni europee. Amante della lasagna bolognese, si oppone fermamente alla visione progressista che ne ha la signorina Lotti, che vorrebbe l’aggiunta della mozzarella. Appassionata di storie, nel tempo libero ama leggere, scrivere, guardare serie TV e film, e partecipare a quanti più eventi culturali possibile.

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