Il cinema asiatico alla conquista del mondo, del pubblico e dei Festival

“La vérité” di Kore’eda Hirokazu apre la Mostra del cinema di Venezia e attesta l'ascesa dell'Oriente

La 76° Mostra del cinema di Venezia è alle porte e le aspettative sono alle stelle, come è normale e giusto che sia. Sono passati già tre mesi dal Festival di Cannes – che si è chiuso con il meritatissimo trionfo di “Parasite” del coreano Bong Joon-ho – e i cinefili hanno bisogno di una nuova dose di grande cinema e di stelle sul red carpet.

Ci fa molto piacere che quest’anno ad aprire il festival sia “La vérité” di Kore’eda Hirokazu, maestro del cinema giapponese che vanta un palmarès di premi di tutto rispetto – l’ultimo in ordine di tempo la Palma d’oro a Cannes nel 2018 con “Un affare di famiglia”.

Questa nuova creazione è il suo primo film in lingua e terra straniera: ambientato a Parigi, con un cast principalmente francese, girato in francese e inglese. Per la prima volta Kore’eda non ci parlerà del suo Giappone, e noi siamo davvero curiosi di vedere se questa scommessa sarà all’altezza dei suoi lavori precedenti.

Il fatto che Kore’eda apra la Biennale è la conferma che il cinema dell’Asia orientale sta uscendo dal suo bozzolo geografico per diventare protagonista a livello internazionale. Non è un caso che le ultime due Palme d’oro a Cannes siano state assegnate a un giapponese e un coreano, piuttosto è il segno che la qualità del cinema asiatico è stata riconosciuta anche in occidente. E che ci stiamo staccando da certi stereotipi. No, i film asiatici non sono solo storie di kung-fu, spade e samurai.

Un’immagine del film “Ombra”.

C’è da dire che si producono tanti film in Asia, soprattutto in Cina, ma che molti vengono distribuiti solo sul mercato nazionale. A superare le frontiere sono perciò, spesso, quelli degni di pregio. Impossibile non ricordare, tra i registi che si sono costruiti una fama internazionale il cinese Zhang Yimou (La foresta dei pugnali volanti, Ombra), il coreano Kim Ki-duk (Pietà, One on one), il giapponese Hayao Miyazaki (La città incantata).

Non c’è motivo di avere timore del cinema orientale, come il mio caro collega Vittorio De Agrò, non morde, anzi, può aiutarvi a conoscere culture lontane, rendendole sempre più vicine e familiari.

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