“L’altra metà della storia”: un film sul senso del passato e dell’amore

Ritesh Batra gioca con i flashback e con una meta-narrazione visiva per una storia su cui riflettere

Un film di Ritesh Batra. Con Jim Broadbent, Charlotte Rampling, Harriet Walter, Michelle Dockery, Matthew Goode. Drammatico, 108′. Gran Bretagna 2017

Tony Webster è un settantenne divorziato che possiede un negozietto in cui si vendono e riparano vecchia macchine fotografiche. È divorziato e ha una figlia che sta per partorire in seguito a un’inseminazione artificiale perché non vuole aver un partner. Un giorno Tony riceve una lettera da uno studio notarile che l’informa che la madre di Veronica, una sua fiamma dei tempi del liceo, gli ha lasciato un diario in eredità. Il lascito è ora nelle mani della donna. Il passato torna ad affacciarsi nella vita dell’uomo.

 

Tratto da “Il senso di una fine” di Julian Barnes (2011), “L’altra metà della storia” è una parabola discendente sul modo in cui i ricordi tendano a diventare sfocati e deteriorarsi con l’età.

Un corriere bussa alla porta di casa di Tony Webster (Broadbent) e gli consegna quella che sembra una lettera come un’altra. Invece poche righe riportano che la madre del suo primo amore, Veronica, una giovane donna vivace che ha incontrato all’università, è morta. E gli ha lasciato in eredità un oggetto che Veronica (Rampling), che non vede da più di 50 anni, si rifiuta di dargli.

Mentre Tony cerca di rintracciarlo, condivide con la sua ex moglie la storia della sua giovinezza, nonché l’amicizia con un compagno di classe che ha avuto una tragica fine.

Diretto da Ritesh Batra, regista del delizioso “Lunchbox”, e basato su uno sceneggiatura di Nick Payne, il film gioca molto con i flashback, saltando avanti e indietro nel tempo come i pezzi di una vita lontana che fa difficoltà a riaffiorare.

Lavorando con il direttore della fotografia Christopher Ross, Batra evidenzia queste scene del passato in netto contrasto con la brillante vita rovente della Londra contemporanea. C’è una qualità fumante e sbiadita, nelle prime, che suggerisce la nebbia della memoria.

La meta-narrazione visiva creata tramite i flashback si rende concreta nell’uso della carta, che diventa quasi un feticcio: nell’era di internet, delle mail e dei messaggi su Facebook, il film sceglie come oggetti simbolo le lettere, le foto e i diari. Una nostalgia di fondo rende l’oggetto il motore centrale della narrazione.

Batra stabilisce in modo efficiente i ritmi tranquilli e quotidiani del suo protagonista: la casa ordinata dove mette una pentola per la mattina, la panchina del parco dove mangia il pranzo da solo nel pomeriggio.

Broadbent è bravissimo nel sottolineare la solitudine del suo personaggio con una dolcezza scomoda.

Nonostante alcuni passaggi risultino troppo frettolosi – il colpo di scena decisivo, in primis – e tutta la parte conclusiva sia piuttosto fragile, “L’altra metà della storia” lascia allo spettatore qualcosa su cui riflettere al termine della visione.

 

Previous article“Dove non ho mai abitato”: quando gli sguardi e i silenzi veicolano emozioni
Next article“Promised land”: ascesa e declino di Elvis Presley – e del sogno americano
Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here