“L’ultima lettera d’amore”: due storie giustapposte, tra passato e presente

Shailene Woodley e Felicity Jones convincenti nel film Netflix tratto dal romanzo di Jojo Moyes

Un film di Augustine Frizzell. Con Shailene Woodley, Felicity Jones, Joe Alwyn, Callum Turner, Emma Appleton. Drammatico, 110′. Canada 2021

L’ambiziosa giornalista Ellie Haworth scopre una serie di lettere d’amore segrete risalenti al 1965 e decide di risolvere il mistero della relazione proibita che raccontano. Mentre porta alla luce la storia tra Jennifer Stirling, moglie di un facoltoso industriale, e Anthony O’Hare, un giornalista di finanza incaricato di seguire la sua storia, anche Ellie si trova coinvolta in un’avventura romantica, con l’onesto e amabile archivista che la aiuta a trovare altre lettere. 

 

Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo del 2010 di Jojo Moyes, “L’ultima lettera d’amore” di Augustine Frizzell, disponibile su Netflix, è un dramma romantico costruita tra passato – gli anni ‘60 – e presente.

La doppia narrazione salta da un’epoca all’altra per raccontare la storia di due donne – Jennifer Stirling (Woodley) ed Ellie Haworth (Jones) – alla scoperta della propria identità. Ma di fatto il protagonista assoluto del film è l’amore, raccontato nelle sue diverse sfaccettature.

Visivamente accattivante e con uno stile impeccabile, “L’ultima lettera d’amore” unisce diversi elementi tipici del period drama (un rapporto contrastato, l’uso delle lettere per comunicare) a una buona dose di romanticismo, che per fortuna non scade mai nel melenso.

Nonostante la presenza di qualche cliché, lo spettatore si trova davanti un racconto estremamente raffinato, mai esagerato. Il merito è soprattutto delle due protagoniste: Felicity Jones è affascinante e moderna; Shailene Woodley riesce a infondere nel suo personaggio una buona dose di drammaticità.

Se c’è qualcosa che non funziona fino in fondo, però, è proprio la giustapposizione tra passato e presente. La storia di Ellie, più leggera e divertente, non riesce ad avere, agli occhi del pubblico, lo stesso spessore di quella – contrastata – di Jennifer. Così il film finisce per risultare leggermente sbilanciato.

Previous article“Tigers”: quando raggiungere un sogno porta a perdere se stessi
Next articleMostra del cinema di Venezia: 5 film italiani per un Leone d’oro
Campana doc, si laurea in scienze delle comunicazioni all'Università degli studi di Salerno. Internauta curiosa e disperata, appassionata di cinema e serie tv, pallavolista in pensione, si augura sempre di fare con passione ciò che ama e di amare fortemente ciò che fa.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here