“La ragazza del collegio”: recensione del romanzo di Alessia Gazzola

A dieci anni dal primo caso, Alice Allevi, Claudio Conforti e tutti gli altri sono tornati in pista

È proprio come ha scritto Alessia Gazzola nei suoi ringraziamenti in appendice: ci sono storie – e personaggi – che ritrovare è come “indossare le ciabatte dopo aver portato i tacchi”: facilissimo, rassicurante, piacevole. 

A dieci anni dal primo romanzo e a tre dalla – momentanea, a questo punto – fine della serie, Alice Allevi, Claudio Conforti e tutti gli altri sono tornati in libreria con un nuovo caso, nuovi “drammi” e quel senso di familiarità e pacato divertimento che ormai abbiamo imparato ad associare loro. La ragazza del collegio è uscito per Longanesi il 12 ottobre. 

Alice è tornata dopo un intenso periodo vissuto a Washington insieme a Claudio Conforti, e c’è una ragione precisa dietro la decisione della coppia più scintillante della medicina legale. Per Claudio, infatti, questa è l’occasione della vita: la Wally sta per andare in pensione e la corsa alla successione come direttore dell’Istituto sembra aperta e subito chiusa: CC appare come la persona ideale per assurgere al ruolo di nuovo “Supremo” dell’istituto.

Ma, mentre lo scatto di carriera di Claudio, contro ogni previsione, si rivela tutt’altro che facile, Alice – ora medico legale praticante a tutti gli effetti – si trova coin­vol­ta non in uno ma in ben due casi che presto si dimostrano in grado di mettere alla prova il suo fiuto investigativo. Da un lato, l’incidente stradale di cui è vittima una giovane studentessa di un prestigioso collegio potrebbe nascondere qualcosa di più della semplice fatalità, anche perché il colpevole è fuggito e sembra impossibile stanarlo. Dall’altro c’è di mezzo un bambino smarrito che non parla e di cui non si sa bene nemmeno l’età. Spinta dalla sua naturale empatia, e da una buona dose di voglia di ficcanasare, Alice si troverà coinvolta dalle due vicende, molto più intimamente di quanto lei (e CC stesso) potevano immaginare.

La ragazza del collegio” è un romanzo piacevole da leggere, spumeggiante e ben calibrato. Come ho scritto in apertura, rientrare in sintonia con questi personaggi e queste dinamiche, immergersi ancora nelle loro vite, è talmente facile e naturale che si ha come l’impressione che la serie non sia mai stata messa in pausa. Non c’è bisogno di grandi introduzioni alla storia, se hai letto gli altri romanzi della Gazzola. Alice inizia a “parlare” e tu sei lì, con lei, per le strade di una Roma sempre affascinante e raccontata con grande amore.

Come già avevo notato in “Il ladro gentiluomo“, lo stile di Alessia Gazzola è maturato nel corso di questi dieci anni. Se i primi capitoli della serie denotavano una certa immaturità – con una protagonista svampita al limite del macchiettistico, la parte romance che sovrastava il giallo, un’indecisione di fondo su quale strada far prendere al tutto – col passare del tempo il tiro è stato calibrato, i “problemi” risolti.

L’Alice di queste ultime avventure è un personaggio sfaccettato, che pur non perdendo alcune delle caratteristiche che l’hanno resa famosa – la voglia di farsi gli affari degli altri, la propensione alle figuracce, quella nota infantile (soprattutto nell’approccio con i superiori) – è assolutamente realistica e credibile.

Alice è cresciuta, e se nel precedente romanzo doveva relazionarsi con un incidente e una grande perdita (non scendo in particolari, così da evitare gli spoiler) qui deve fare i conti con un’altra questione attualissima: il desiderio di maternità.

Ho apprezzato molto il modo in cui l’autrice ha affrontato il tema, e soprattutto ho trovato le cose che ha scritto assolutamente veritiere. La determinazione della protagonista di raggiungere il suo obiettivo, i momenti di sconforto davanti ai test negativi mese dopo mese, i contrasti col partner (che talvolta non sembra essere sulla sua stessa lunghezza d’onda). Tutto molto vero, tutto molto sofferto.

Tranquilli, come di consueto c’è spazio anche per la leggerezza e per il caso di giornata – in questo caso due, che inizialmente non sembrano avere grandi legami uno con l’altro. È questo mix di elementi – dramma, sentimenti, indagini e colpi di scena – ad aver fatto la fortuna dell’Allieva, e la Gazzola non delude. 

Il finale (che en passant ho apprezzato, perché è lieto ma non incredibile) mette qualche punto fermo alla situazione, ma non chiude del tutto la porta alla storia. Probabilmente di Alice e Claudio, della Wally e Calligaris, di Paolone e Cordelia sentiremo ancora parlare. Forse non il prossimo anno, ma prima o dopo… 

Previous articleOroscopo letterario: Scorpione
Next articleAlice nella città: “Petite maman” di Céline Sciamma è il miglior film
Giornalista per passione e professione. Mamma e moglie giramondo. Senese doc, adesso vive a Londra, ma negli ultimi anni è passata per Torino, per la Bay area californiana, per Milano. Iscritta all'albo dei professionisti dal 1 aprile 2015, ama i libri, il cinema, l'arte e lo sport.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here