“Most beautiful island”: l’odissea claustrofobica di un’immigrata a NY

L'esordiente Ana Asensio dirige un film adrenalinico, visivamente coinvolgente, dal finale imprevedibile

Un film di Ana Asensio. Con Ana Asensio, Natasha Romanova, David Little, Nicholas Tucci, Larry Fessenden. Drammatico, 87′. USA 2017

Luciana è una giovane immigrata spagnola a New York, che lotta per sopravvivere mentre prova a fuggire da un traumatico incidente del suo passato. Per sbarcare il lunario accetta lavori di ogni sorta: un giorno distribuisce volantini pubblicitari mascherata da pollo, un pomeriggio fa la babysitter, una sera si veste elegante per andare a una festa esclusiva, apparentemente solo per farsi guardare. Luciana dovrebbe sostituire una sua amica, che le promette “non devi far niente di ciò che non vuoi”, in cambio di duemila dollari solo per partecipare al party. Ma la serata prenderà ben presto una piega imprevista e pericolosa, e sarà troppo tardi per abbandonarla.

 

Gli Stati Uniti rappresentano da sempre, nell’immaginario collettivo, la terra delle opportunità, il luogo in cui realizzare i propri sogni e ricominciare, superando condizioni di partenza svantaggiate. Ancora oggi, milioni di persone cercano di ottenere la green card che permette di vivere regolarmente nel Paese.

New York, la città che non dorme mai, incarna perfettamente il bello e il brutto degli States: chiunque può trovare lavoro e tagliare i ponti col passato, ma il rischio di essere inghiottiti senza lasciare traccia del proprio passaggio è alta.

“Most beautiful island” di Ana Asensio, nonostante il titolo ingannevole, è un racconto doloroso, sorretto da una struttura narrativa precisa, lineare, semplice quanto accurata e avvolgente.

La prima parte può essere considerata preparatoria alla seconda. La vita della protagonista Luciana, mostrata con uno stile di racconto da docu-fiction, arriva fino alla tragica implosione che non lascia alla donna altra scelta se non quella di cambiare aria. Con il trasferimento a New York si cambia musica e registro.

Da questa sorta di “Alice nel Paese delle meraviglie” in chiave dark, cupa e angosciante si passa a una via di mezzo tra thriller e noir dal grande impatto emotivo, sensoriale e visivo. Le domande nella mente dello spettatore si moltiplicano: chi è Olga? Perché ha scelto Luciana? Chi sono gli ospiti della festa e perché la paga è così alta?

Ana Asensio firma una sceneggiatura in cui le parole e i dialoghi sono ridotti all’osso. Alle immagini e alla bravura degli attori è lasciato il compito di mostrare e trasmettere le emozioni.

“Most beautiful island” può essere paragonato, con giusto merito, per la crescente tensione narrativa e psicologica al tormentato “Eyes wide shut” di Stanley Kubrick, per la capacità di costruire una storia che tiene incollato lo spettatore allo schermo fino all’ultima scena al miglior Brian De Palma.

Che cosa succede dietro quella porta? Quale prova dovrà superare la protagonista per uscire viva da questa festa? Per scoprirlo siete obbligati ad andare al cinema, gustandovi un finale spiazzante, atroce e adrenalinico, degno di una grande regista come ha dimostrato di essere l’esordiente Asensio.

 

Il biglietto da acquistare per “Most beautiful island” è:
Nemmeno regalato. Omaggio. Di pomeriggio. Ridotto (con riserva). Sempre.

 

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È nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. È un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il suo blog, che è stato letto da 15.000 persone e visitato da 92 paesi nei 5 continenti. “Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

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