“Noi siamo la marea”: un film che unisce scienza e mistery

L'opera seconda di Sebastian Hilger spinge il pubblico a mettere in dubbio tutte le proprie certezze

di Gianluca D’Alessandro

 

Un film di Sebastian Hilger. Con Max Mauff, Lana Cooper, Swantje Kohlhof, Roland Koch, Max Herbrechter. Drammatico, 84′. Germania 2016

Un mistero insoluto dalla scienza in una remota località sulla costa induce due giovani ricercatori universitari di flussi marittimi a trasgredire una serie di ostacoli burocratici per assecondare la convinzione di avere la soluzione del “caso”. Ma una volta arrivati sul luogo scopriranno che la portata dell’indagine supera qualunque logica razionale.

 

Presentato al 34° Torino Film Festival, “Noi siamo la marea”, opera seconda di Sebastian Hilger, porta gli spettatori in una storia dove le certezze sono scomparse, sostituite da misteri che uniscono distanza e tempo, e coniugandole in un film notevolmente ambizioso, con un soggetto davvero interessante.

Pellicola di produzione tedesca, ha in sé qualcosa del cinema di Christopher Nolan, riprendendo nella sceneggiatura alcune soluzioni riuscite o mancate di “Interstellar”, che esigono dallo spettatore una riflessione su molteplici questioni.

La voce fuori campo, enfatizzata dal commento musicale, accompagna lo spettatore, mentre le immagini si susseguono con tagli di montaggio sempre più repentini, arrivando all’apice agrodolce che regala altre perplessità.

Premio del pubblico a Torino, “Noi siamo la marea” affronta una lunga serie di tematiche, sia di carattere generale, come il confronto generazionale, che fisico-scientifico, il rapporto distanza – tempo e le costanti annullate.

Attraverso le innumerevoli digressioni, il film di Hilger mostra un labirinto con tante strade percorribili senza però concentrarsi su una in particolare e finendo per perdersi in una sceneggiatura con alcune forzature che non giovano alla qualità del prodotto finale.

Forse è proprio nel suo essere tanto, troppo ambizioso il vero punto debole di “Noi siamo la marea”, una pellicola comunque meritevole fosse solo per alcune sequenze d’impatto visivo.

 

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