“Passing”: una storia folgorante di ambiguità e finzione in bianco e nero

L'opera prima dell’attrice Rebecca Hall si rifa ai grandi maestri del thriller, come Hitchcock

Un film di Rebecca Hall. Con Tessa Thompson, Ruth Negga, André Holland, Bill Camp, Gbenga Akinnagbe, Antoinette Crowe-Legacy. Thriller, 98′. USA 2020

New York, fine anni Venti. Irene è una bella signora afroamericana sposata ad un medico benestante e madre di due figli. Vive ad Harlem con la famiglia e si considera una donna soddisfatta. Ma un giorno si reca in centro facendosi passare per caucasica, e nella sala da the di un hotel di lusso si imbatte una vecchia conoscenza, la bella Clare, che ha fatto della pratica “passant blanc” il suo stile di vita: ha sposato un bianco razzista che non vorrebbe niente a che fare con lei se sapesse che è nera, e ha avuto da lui una figlia che “per fortuna è di pelle chiara”. Da quel momento Clare però si riavvicina a Irene e ad Harlem, ovvero a quel mondo che ha rinnegato verso il quale prova una terribile nostalgia. Ma la sua presenza innesca una serie di meccanismi spiacevoli, alterando l’equilibrio di vita di Irene e i suoi rapporti personali.

 

Opera prima dell’attrice Rebecca Hall (Vichy Cristina Barcelona, Iron Man 3), qui anche in veste di produttrice e sceneggiatrice, presentato nella Selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma, “Passing” è un film folgorante, confezionato ad hoc, che almeno nelle intenzioni si fa ai grandi maestri del thriller, Hitchcock su tutti.

Lasciatemi premettere che non ho apprezzato per niente il fatto che il titolo in Italia sia diventato “Due donne”. L’inglese “Passing”, infatti, è secondo me più calzante e d’impatto, per una storia di ambiguità e finzione (passing, in inglese, significa effimero, passeggero).

Al di là di questo il film, che adatta per il grande schermo il romanzo omonimo di Nella Larsen del 1929, ha un ritmo lento e introspettivo, che mette in evidenza le prove delle attrici protagoniste. Se Ruth Negga è convincente, Tessa Thompson brilla.

La storia di Irene e Clare è prima di tutto una storia di contrasti cromatici: l’uso del bianco e nero, la fotografia dalla luce sparata, le immagini in 4:3 non fanno che sottolinearli.

“Passing” è ambientato nella New York degli anni ‘20, eppure i temi di fondo sono di stretta attualità. Da un lato il film parla del desiderio di venire accettati dalla cultura dominante, a qualsiasi costo. Dall’altro di quello di farsi passare per ciò che non si è. Finzione, simulazione, inganno. Per non venire scoperti e poter continuare con la nostra vita “perfetta”, ogni mezzo è lecito.

Previous article“Mi chiamo Francesco Totti”: il racconto sincero di un campione
Next article“Ghostbusters: Legacy”: un sequel riuscito, ponte tra presente e passato
Classe 1996, marchigiana d’origine, studia comunicazione a Roma e ha trovato il modo di coniugare la passione per il cinema e quella per la scrittura... Come? Scrivendo sul e per il cinema dal 2015. Ha all'attivo diverse esperienze sul set, con registi del calibro di Matteo Garrone, e sogna un giorno di veder realizzato il suo film.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here