“Piranesi”: recensione del romanzo di Susanna Clarke edito da Fazi

Un fantasy labirintico, ambientato in una Casa che finisce col coincidere con l'universo intero

Ho letto Piranesi – il ritorno dell’autrice inglese Susanna Clarke, dopo 15 anni dal clamoroso successo di “Jonathan Strange & il Signor Norrell” -, edito da Fazi, in un paio di giorni. Nonostante ci abbia riflettuto, facendo passare qualche tempo, mi verrebbe da scrivere semplicemente: “Leggetelo, così potrete farvi un’idea voi stessi”.

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano ai piani dov’è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili sommergono i saloni inferiori.

Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.

Improvvisamente però appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti.

Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

Come ho detto, non è semplice scrivere questa recensione per me, perché credo che in certi casi le parole di terzi servano a poco a confronto dell’esperienza magica della lettura in prima persona. Ma ovviamente ci proverò. 

Posso dire che “Piranesi” è prima di tutto la dimostrazione di come non servano schiere di personaggi, per fare un grande romanzo. Neppure un grande romanzo fantasy. In questo caso Susanna Clarke riesce a costruire una bellissima storia dalle molte sfumature giocando praticamente con due soltanto, Piranesi e l’Altro. Andando avanti compare qualcun altro, è vero, ma questo è a tutti gli effetti un “romanzo solitario”, dove l’unica voce che sentiamo davvero è quella del protagonista.

L’ambientazione è sicuramente uno dei suoi maggiori punti di forza. Siamo abituati a spazi aperti sconfinati, nelle storie fantastiche, ma in questo caso si viene catturati da un mondo misterioso che coincide con la Casa, da questo susseguirsi apparentemente infinito di saloni. Un mondo chiuso, quindi, un mondo circoscritto tra quattro mura, anche se non si ha idea di quanto sia vasto. 

Si potrebbe essere tentati di pensare che alla fine pochissimi personaggi in un’ambientazione unica, per quanto affascinante, rischino di risultare noiosi. E invece la Clarke ha saputo giocare anche con i generi, facendo confluire il suo fantasy in un mistery e in un thriller-poliziesco. Pagina dopo pagina siamo sempre più incuriositi dalla storia di Piranesi, bramosi di conoscere il suo passato e quello che lo ha  portato nella Casa. Perché appare evidente, nonostante la sua quieta accettazione, che la situazione è strana.

Alla fine ho trovato qualcosa di sensato da scrivere, ma confermo il mio pensiero iniziale. “Piranesi” è un romanzo che merita di essere letto, anche da chi generalmente non ama i fantasy. Solo così potrete farvi un’idea di quanto, in certi casi, siano potenti la parola scritta e l’immaginazione. Che creano, letteralmente, mondi dal niente.

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