“Profezie e distopie”: al Go FeST! si parla di serie distopiche e utopiche

Da “Il racconto dell’ancella”, “Westworld”, “The Man in the High Castle” a “The Good Place”

I racconti distopici hanno in sé un potenziale utopico non realizzato. C’è dialettica tra le due componenti, e oggi viene messa bene in luce dalle serie che affrontano tali tematiche, soprattutto se lo fanno insieme. Ottimi esempi in questo senso sono “Il racconto dell’ancella”, “Westworld”, “The Man in the High Castle” ma anche “The Good Place”.

Il secondo panel che ho seguito durante il Go FeST!, contenente richiami filosofici e antropologici altissimi, ha avuto come protagonisti la booktuber e podcaster Ilenia Zodiaco, la scrittrice Ilaria Gaspari e il pop-filosofo e insegnante Tommaso Ariemma.

Si è parlato di tante serie distopico-utopiche. In alcuni casi si tratta di trasposizioni di romanzi, in altri di tutta farina del sacco degli sceneggiatori, come nel caso di “Westworld” che chiuderà proprio stanotte la sua terza stagione. Molte hanno in comune il fatto di portare avanti un’istanza filosofica, un certo senso di speranza.

Oggi, però, è impossibile non sentirsi un po’ protagonisti di una serie del genere a nostra volta. La realtà, ai tempi del Covid19, ha assunto i contorni di una puntata di “Black mirror”. Come rendere allora il pubblico più consapevole? Come agire in modo positivo su chi guarda?

Secondo i tre protagonisti del panel, è importante rendere il pubblico parte attiva dello show, stimolare in lui una riflessione e in senso più ampio la sua creatività. E questo è possibile, come ha dimostrato “The Good Place”, anche se si parla di tematiche “alte” come l’etica.

 

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