“Shirley”: un biopic difficile da digerire, con una struttura originale

Elisabeth Moss interpreta la regina americana dell'horror nello psicodramma di Josephine Decker

Un film di Josephine Decker. Con Elisabeth Moss, Michael Stuhlbarg, Logan Lerman, Odessa Young,
Margarita Allen. Thriller, 107′. USA 2020

La scrittrice Shirley Jackson e il marito, il professore del Bennington College Stanley Hyman, decidono di trasferirsi per cominciare una nuova vita. I coniugi si trovano molto presto al centro di un intrigo che darà a lei l’ispirazione per il suo prossimo romanzo, che la consacrerà come regina dell’horror americano.

 

La vita o si vive o si scrive, io non l’ho mai vissuta, se non scrivendola, diceva Luigi Pirandello. Secondo molti, in realtà, è impossibile parlare per iscritto in modo convincente – sia in un romanzo, in una poesia, in una sceneggiatura – di qualcosa che non si conosce personalmente, almeno in parte.

Degli stimoli, talvolta violenti, che portano alla nascita di un’opera letteraria, delle fonti di ispirazione e di come queste possano agire non solo sulla finzione ma sulla realtà dell’autore tratta il nuovo psicodramma di Josephine Decker, “Shirley”, con Elisabeth Moss, presentato al London Film Festival.

Shirley Jackson (Moss) è una scrittrice horror di successo, sposata con Stanley Hymen (Stuhlbarg), un professore d’inglese che la tradisce e verso cui lei nutre sentimenti contrastanti. Insieme a loro, per un periodo, vanno a vivere Rose (Young) e il marito Fred (Lerman), nuovo assistente di Stanley.

Questo porta Shirley, che sta lavorando al suo nuovo romanzo partendo dalla scomparsa di una studentessa in un college delle vicinanze, a rivelare la sua vera natura. La donna asociale e depressa si dimostra ben più sofisticata, e crudele

Basato su “Shirley: A Novel”, romanzo di successo negli States scritto da Susan Scarf Merrell, il film di Jesephine Decker è un biopic che esce con naturalezza dai canoni classici del genere per essere totalmente originale. Per i puristi questo potrebbe non essere un pregio, ma il resto del pubblico sicuramente ne vedrà i lati positivi.

I più attenti potranno cogliere diversi punti di contatto con il dramma teatrale “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (1962) – una coppia matura che si “fa a pezzi” a vicenda, metaforicamente parlando, e fa lo stesso con i giovani ospiti non è una novità assoluta nemmeno al cinema – ma in realtà la Decker cerca, con successo, di ampliare il suo orizzonte, andando oltre le liti e gli insulti, per parlare, tra le altre cose, di emancipazione femminile, delle difficoltà insite nell’istituzione matrimoniale, di genio e follia.

La regia è particolare e imprevedibile, si sposa perfettamente con questa storia, che mette a disagio e provoca a ogni scena, e questi personaggi, che non si comportano mai come ci saremmo aspettati.

La performance di Elisabeth Moss è assolutamente di livello, forse una delle migliori che ci ha regalato fino a oggi. Il pubblico, grazie a lei, può apprezzare Shirley Jackson in tutte le sue sfaccettature – una donna dolce e acida, molto vulnerabile – senza avere mai l’impressione di avere davanti una caricatura. Michael Stuhlbarg è versatile, la svolta odiosa del suo personaggio credibile; Odessa Young brilla, nel ruolo probabilmente più complesso del film.

“Shirley” è un biopic difficile da digerire, con il suo mix di situazioni disturbanti e dialoghi pungenti. Per chi sperava in una storia più classica, a partire dalla struttura, potrebbero esserci serie difficoltà. Ma per chi non ha timore di affondare in profondità insieme alla protagonista, il viaggio varrà il prezzo del biglietto.

 

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